ROMA – Il giorno del via libera alle prevendite, fa già scalpore. E pensar che siamo soltanto all’antipasto. Ma quel che trapela sembra già gustosissimo. Questo perché il protagonista fa sempre scalpore. Parliamo ancora una volta di Francesco Totti nella sua nuova autobiografia, “Oltre”, quella scritta e redatta dal giornalista sportivo Alessandro Alciato, una serie di racconti senza filtri e senza veli sugli ultimi anni della sua vita: il suo ultimo decennio, da quando appese gli scarpini al chiodo, pertanto dalla turbolenta separazione con Ilary al complicato rapporto con Spalletti, fino all’avvento di Noemi ma soprattutto alle sorprendenti opportunità professionali all’improvviso pervenute. Quelle che l’hanno messo di fronte a scelte e prospettive che mai si sarebbe aspettato. Forse, tecnicamente, il punto più calzante è quanto negli ultimi anni talune società di Serie A facessero effettivamente sul serio. Genoa e Como, per motivi di marketing alla Ronaldinho&Ravenna, forse, ma lo rivolevano entrambe in campo, tra i loro ranghi.. ed in Serie A. “Allenatore del Genoa era Alberto Gilardino, campione del mondo come me con l’Italia del 2006, mentre sulla panchina del Como c’era già Cesc Fabregas, uno dei grandi della storia del calcio – si legge in un’anteprima concessa al Corriere della Sera – Gilardino aveva 42 anni, Fabregas 37, quindi avrei avuto rispettivamente 6 e 11 anni in più di chi era pagato per dirmi cosa fare. Non sono leggende metropolitane, è la pura verità. Incredibile, ma vera. Pazzesca. I primi a farsi avanti sono stati i dirigenti del Genoa, con cui ho parlato direttamente. Marassi mi piaceva, è un bello stadio, all’inglese, con gente di passione, che segue le partite attaccata al campo. Senti il fiato sul collo. E poi proprio contro il Genoa avevo giocato la mia ultima partita con la maglia della Roma, vedi il destino. Gilardino qualche WhatsApp me lo mandava: ‘Allora?’. La testa diceva che avrei potuto accettare, il cuore no, poi si ribaltavano i ruoli, i pensieri frenavano e il battito accelerava, fatto sta che alla fine la conclusione era sempre la stessa, una domanda che mi ponevo da solo: ma si può giocare in una squadra che non sia la Roma? Avevo 48 anni, ma l’età in qualche modo si supera, si diventa più lenti però il piede non invecchia, tutti concordi: quello non ha bisogno del botox. La Roma era il punto. Non il problema, non lo sarà mai. Un tradimento sportivo non ha età, che siano 18 o 48 anni”. Una suggestione, dunque, effettivamente riscontrata. Poteva diventar qualcosa di più. Ma per amor della Roma, per non tradire 25 anni di storia della sua vita con un’unica maglia, ha saputo dir di no alla più grande e lusinghiera delle tentazioni, tornare a calcare quei campi della Serie A.
Totti e quell’Oltre che fa già scalpore: “A 48 anni potevo tornare a giocare in Serie A”
ROMA - Il giorno del via libera alle prevendite, fa già scalpore. E pensar che siamo soltanto all'antipasto. Ma quel che trapela sembra già gustosissimo. Questo perché il protagonista fa sempre scalpore. Parliamo ancora una volta di Francesco Totti nella sua nuova autobiografia, "Oltre", quella scritta e redatta dal giornalista sportivo Alessandro Alciato, una serie…

