Sono ore straordinarie comunque, per Flavio Cobolli. Il gioiellino capitolino che settimana scorsa, pur senza riuscire ad ultimare la missione e prendersi la coppa, s’è assolutamente preso e conquistato Cincinnati. Perché forse è stato il protagonista più entusiasmante di tutta la competizione. Senza ombra di dubbio, ha estasiato il Bel Paese: lasciandolo incollato ai teleschermi e sospirando tra un colpo e l’altro fino alla semifinale.
Un percorso forse non vincente.. ma senz’altro avvincente. Dal punto di vista tecnico, di sviluppo e d’evoluzione del tennista, ha significato tantissimo. Un percorso chiuso soltanto in semifinale, quando un Fils forse nel momento di forma più straripante della sua carriera e la troppa stanchezza derivante dalle infinite ed eroiche battaglie tra ottavi e quarti dei giorni precedenti hanno finito per far la differenza.
Perché Cobolli a Cincinnati è diventando grande. Forse è sbocciato, definitivamente. Sbocciato in termini di ultimo salto di qualità, fatidicamente realizzato. Se una volta nei momenti di grande pressione quel carattere troppo esuberante lo portava ad eccessi di superficialità e quindi grandi beffe, oggi lo porta invece a grande determinazione nel perseguir l’obiettivo, estrema resilienza a restar sempre sul pezzo che, se associato a quelle letture finalmente lucide nei momenti di difficoltà, significano proprio salto di qualità. La qualità dei grandi campioni.
Ed oggi, lunedì 24 agosto e proprio prima di US Open dove sarà uno dei vessilli azzurri, raccoglie i frutti anche in termini di classifica ATP. Ebbene sì, incredibile ma vero: altro che Top Ten, centra la Top Six. Parliamo del suo best ranking, qualcosa di nemmeno forse sognato, due anni fa. Invece, dal 2024 al 2026, un’evoluzione stupefacente. Adesso Flavio deve solo continuare il solco tracciato a Cincinnati, forse la svolta più grande della sua carriera. Il solco dei grandi.

