Scene di ordinaria follia. Quelle per cui, alla fine di una finale playoff di categorie inferiori, si rende ancora una volta protagonista il calcio italiano. Anche questo, anche tutto ciò che orbita attorno e quindi ambiente e comportamenti del tifoso, deve esser sistemato. All’interno della grande rivoluzione a cui già dai prossimi mesi sarà chiamato il movimento calcistico italiano.
Le scene di ordinaria follia (ebbene sì, purtroppo dalle nostre parti e nel nostro calcio, periodicamente, diventano abituali) stavolta vertono sulla Puglia. Protagonista? Il Taranto. Che non giocava in casa (Iacovone quasi rimesso a norma per i Giochi del Mediterraneo per una società che sotto quest’aspetto s’è mossa in maniera non evolutiva, ma di più), bensì a Massafra. Dov’era tutto pronto per la festa al ritorno in Serie D, quantomeno livello semiprofessionistico per una piazza storicamente abituata a ben altre realtà.
Bene, si fa per dire, non è andata esattamente così. Perché dopo il pari a reti inviolate dell’andata in Campania, il Gladiator ha sbancato all’ultimo respiro la Puglia. 2-1 ospite e sogni infranti. Dal sogno infranto, però, alla rabbia sfrenata. Dal sogno all’incubo, anche ambientale, nel giro di qualche minuto. Perché diversi sostenitori fanno invasione, la polizia è costretta ad intervenire, nascono scontri violenti e pesantissimi. Parte all’istante la contestazione, si cerca l’aggressione ai calciatori. In particolare rischia capitan Loiodice: un aggressore lo punta, ma vien messo in salvo da un agente della polizia. L’aggressore è stato poi fermato.
Scene di ordinaria follia, dunque. Che già significano conseguenze. Stadio chiuso, anche lo Iacovone, per il prossimo anno. Fino a novembre, la squadra giocherà a porte chiuse. Il Taranto resta in Eccellenza: sogni infranti, sì, e nel peggior modo possibile.

