Un nuovo studio pubblicato su *The Astrophysical Journal* ha identificato cinque quasar antichissimi, formatisi quando l'universo aveva solo 600-700 milioni di anni, grazie a immagini ottenute con il telescopio spaziale James Webb. Questi quasar, alimentati da buchi neri supermassicci, sono più massicci di un miliardo di volte il Sole e trilioni di volte più luminosi. Tuttavia, sorprendentemente, si trovano in regioni con poche galassie, sfidando l'attuale modello cosmologico che prevede che i quasar nascano in ambienti ricchi di materia oscura e galassie. Gli scienziati stanno cercando nuove teorie per spiegare la loro crescita in queste condizioni inaspettate.
I blanet, o pianeti che orbitano attorno a buchi neri, rappresentano un fenomeno affascinante nell'astronomia moderna. Questi corpi celesti possono formarsi all'interno di dischi di accrescimento di gas e polvere attorno ai buchi neri, che si creano quando stelle massicce collassano. A differenza dei pianeti tradizionali, i blanet possono avere orbite stabili grazie all'intensa gravità del buco nero, sebbene le forze mareali e le radiazioni possano rendere l'ambiente inospitale. Attualmente, gli astronomi stanno cercando prove della loro esistenza attraverso l'osservazione dei buchi neri e dei loro dischi di accrescimento. La scoperta dei blanet potrebbe ampliare la nostra comprensione della formazione planetaria e della vita nell'universo.
I buchi neri primordiali, ipotetici oggetti formatisi subito il Big Bang, sono possibili candidati per spiegare la materia oscura e le onde gravitazioni primordiali. Tuttavia, non sono ancora stati osservati direttamente. Recenti ricerche, guidate dai fisici De- Chang Dai e Dejan, propongono nuovi metodi per rilevarli. Un metodo sarebbe quello di cercare i PBH( buchi […]
I buchi neri supermassicci, con masse miliardi di volte superiori a quella del Sole, sono stati rilevati già quando l’universo aveva meno di un miliardo di anni, sotto forma di quasar luminosi. Tuttavia, un nuovo studio, basato su osservazioni del telescopio spaziale Hubble, ha scoperto che nell’universo primordiale esistevano molti più buchi neri (meno luminosi) […]
Il telescopio Hubble ha rivelato che nelle vicinanze del getto di un buco nero supermassiccio, M87, si formano il doppio delle stelle esplosive, conosciute come novae, rispetto ad altre aree della galassia. Questa scoperta suggerisce che i buchi neri influenzano attivamente l'evoluzione stellare. M87, fotografato nel 2019, presenta un getto lungo 3.000 anni luce, e la sua interazione con gli oggetti circostanti è un tema di studio per gli scienziati.
In un articolo accettato per l'Astrophysical Journal, il team di ricerca ha scoperto 94 novae nella galassia, con una concentrazione particolarmente alta lungo il getto. Le novae si verificano quando una nana bianca accumula idrogeno da una stella compagna e subisce un'esplosione. Gli scienziati ipotizzano che il getto potrebbe fornire idrogeno o aumentare la pressione della luce, accelerando il trasferimento di massa verso le nane bianche e aumentando la loro attività esplosiva.
Sospensione della licenza per un pubblico esercizio di Cassino. Il provvedimento, firmato dal Questore di Frosinone, impone la chiusura dell’attività di ristorazione per 20...
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