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I bombi imparano nuove tendenze comportamentali osservando e imparando dagli altri

Lo studio “Bumblebees acquire alternative puzzle-box solutions via social learning”, pubblicato su PLOS Biology da un team di ricercayori della Queen Mary University di Londra, dimostra che l'apprendimento sociale porta i bombi asd assumere nuovi comportamenti, anche per quel che riguarda il procurarsi il cibo. Per stabilirlo, i ricercatori hanno realizzato una serie di esperimenti progettando  una scatola di puzzle a due opzioni che potrebbe essere aperta spingendo una linguetta rossa in senso orario o una linguetta blu in senso antiorario per rivelare una ricompensaUna soluzione di saccarosio al 50%. I bombi "dimostratori" sono stati addestrati a utilizzare le linguette rosse o blu, mentre i bombi "osservatori" guardavano. Quando è stato il turno degli osservatori di risolvere il puzzle, hanno scelto a grandissima maggioranza di  utilizzare lo stesso metodo che avevano visto funzionare, anche dopo aver scoperto l'opzione alternativa. I ricercatori evidenziano che «Questa preferenza per l'opzione insegnata è stata mantenuta da intere colonie di bombi, con una media del 98,6% di aperture di scatole effettuate con il metodo insegnato». L'importanza dell'apprendimento sociale per l'acquisizione di soluzioni di puzzle box è stata dimostrata anche attraverso il gruppo di controllo, che mancava di un dimostratore. Alla Queen Mary University  spiegano che «In questo gruppo, alcuni bombi sono riusciti ad aprire le scatole - puzzle, ma lo hanno fatto molte meno volte rispetto a quelle che avevano  tratto vantaggio dal vedere prima farlo a un altro bombo. Il numero medio di scatole aperte in una giornata dai bombi osservatori che avevano prima osservato una dimostratrice è stato di 28 al giorno, mentre per la colonia di controllo è stata di solo una. In un ulteriore esperimento, i ricercatori hanno inserito dimostratori "blu" e "rossi" nelle stesse popolazioni di bombi. Nella prima popolazione, il 97,3% dei 263 casi di apertura di scatole da parte degli osservatori entro il 12esimo giorno ha utilizzato il metodo rosso. Nella seconda popolazione, gli osservatori hanno preferito il metodo blu al rosso in tutti i giorni tranne uno. «In entrambi i casi . fanno notare i ricercatori – questo ha dimostrato in primo luogo come una tendenza comportamentale potrebbe emergere in una popolazione, per la maggior parte, a causa del ritiro dei bombi esperti dal foraggiamento e dell'arrivo di nuovi apprendisti, piuttosto che delle api che cambiano il loro comportamento preferito». Risultati simili con esperimenti simili sono stati utilizzati in specie come primati e uccelli per capire se, come gli esseri umani, sono capaci di tramandare una cultura. Gli scienziati britannici sottolineano che «Se anche i bombi sono capaci di questo, ciò potrebbe potenzialmente spiegare l'origine evolutiva di molti dei complessi comportamenti osservati tra gli insetti sociali. Potrebbe essere possibile che ciò che ora appare istintivo possa essere stato socialmente appreso, almeno in origine». L’autrice principale dello studio, Alice Bridges, ha evidenziato che «I bombi  e, in effetti, gli invertebrati in generale, non sono noti per mostrare fenomeni simili alla cultura in natura. Tuttavia, nei nostri esperimenti, abbiamo visto la diffusione e il mantenimento di una "tendenza" comportamentale in gruppi di bombi, simile a quanto osservato nei primati e negli uccelli. I repertori comportamentali di insetti sociali come questi bombi sono tra i più intricati del pianeta, ma si pensa che la maggior parte di essi sia ancora istintiva. La nostra ricerca suggerisce che l'apprendimento sociale potrebbe aver avuto un'influenza maggiore sull'evoluzione di questo comportamento di quanto immaginato in precedenza». Lars Chittka, professore di ecologia sensoriale e comportamentale alla Queen Mary University di Londra e autore del libro "The Mind of a Bee", conclude: «Il fatto che le api possano osservare e imparare, e quindi prendere l'abitudine di quel comportamento, aggiunge al numero sempre crescente di prove che sono creature molto più intelligenti di quanto molte persone credano. Tendiamo a trascurare le “civiltà aliene” formate da api, formiche e vespe sul nostro pianeta,  perché sono piccole e perché, a prima vista, le loro società e costruzioni architettoniche sembrano governate dall'istinto. Tuttavia, la nostra ricerca dimostra che le nuove innovazioni possono diffondersi come i meme dei social media attraverso le colonie di insetti, indicando che possono rispondere a sfide ambientali completamente nuove molto più velocemente rispetto ai cambiamenti evolutivi, che richiederebbero molte generazioni per manifestarsi». L'articolo I bombi imparano nuove tendenze comportamentali osservando e imparando dagli altri sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

L’Unione europea finanzia Life Climax Po per l’adattamento climatico del Po

La Commissione europea ha annunciato un investimento di oltre 116 milioni di euro nei nuovi progetti strategici del programma LIFE. Il finanziamento sosterrà otto grandi progetti in Italia, Belgio, Estonia, Spagna, Polonia, Slovacchia e Finlandia che, secondo le previsioni, «Mobiliteranno un ingente supplemento di finanziamenti attinti a altre fonti dell'Ue, fra cui i fondi agricoli, strutturali, regionali e per la ricerca, cui si aggiungeranno fondi nazionali ed investimenti del settore privato. I progetti aiuteranno l'Europa a diventare il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050 e ad attuare efficacemente l’European Green Deal. Sostengono inoltre la strategia dell'Ue sulla biodiversità per il 2030, il piano d'azione per l'economia circolare, il piano d'azione per l'inquinamento zero e la normativa sul ripristino della natura, oltre a contribuire alla transizione verso l'energia pulita». Il progetto italiano  LIFE Climax Po (CLIMate Adaptation for the PO river basin district), coordinato dall’Autorità distrettuale di bacino del fiume Po, riguarda l’adattamento ai cambiamenti climatici e i partecipanti «Sperimenteranno nel bacino del Po una gestione delle risorse idriche intelligente sotto il profilo climatico migliorando nel contempo la governance della gestione delle risorse idriche. Questi tre progetti sostengono l'attuazione della strategia di adattamento dell'Ue». Lo staff del LIFE Climax Po ricorda che «Il cambiamento climatico sta causando grandi sfide ambientali, che richiedono azioni convincenti e urgenti. L'Europa meridionale e il Mediterraneo sono riconosciuti come particolarmente vulnerabili al riscaldamento globale, con diversi settori interconnessi minacciati. Per la sua conformazione peninsulare e la sua complessa orografia, legata a uno sviluppo economico ricco ma diseguale e a un'urbanizzazione incontrollata, l'Italia è uno dei Paesi più vulnerabili d'Europa. L'adattamento ai cambiamenti climatici e la costruzione della resilienza dello Stato e della società alla variabilità climatica è una preoccupazione condivisa, progressivamente sempre più coordinata e orientata agli obiettivi delle politiche europee e nazionali». La strategia dell'UE sull'adattamento ai cambiamenti climatici ha promosso lo sviluppo di National Adaptation Strategies (NAS) and National Adaptation Plans (NAP)  e ha promosso la condivisione delle conoscenze e l'integrazione dell'adattamento climatico in altre aree  politiche. Il NAS italiano, adottato nel 2014, ha analizzato gli impatti dei cambiamenti climatici più rilevanti su 12 settori socio-economici e naturali e ha suggerito una serie di misure di adattamento per far fronte a questi impatti. il PNA italiano Il PNA Italiano è stato elaborato durante il 2016 e il 2017, con ultima versione datata giugno 2018, ma non è stato ancora formalmente adottato dal Governo, quindi, l'unico documento nazionale è il NAS, che fornisce solo ampie proposte di aree di intervento, senza azioni, indicatori e ruoli specifici per attuarlo. LIFE CLIMAX PO cerca proprio di «Favorire l'implementazione del NAS italiano nel Distretto del Bacino del Fiume Po, promuovendo l'adattamento ai cambiamenti climatici attraverso una gestione intelligente delle risorse idriche dal punto di vista climatico e implementando misure adattate alle caratteristiche locali e alle peculiarità climatiche a scala distrettuale». Gli obiettivi specifici del progetto sono: Governance dell'adattamento climatico a livello distrettuale del bacino del fiume Po: migliorare il rischio climatico e la governance dell'adattamento nella gestione delle risorse idriche e garantire finanziamenti pubblici, coordinamento tecnico e coerenza. Conoscenza climatica condivisa: migliorare la comprensione dei rischi climatici e creare una piattaforma per conoscenze e servizi climatici armonizzati. Sviluppo di capacità e consapevolezza: accelerare l'adattamento ai cambiamenti climatici attraverso l'istruzione, la formazione e la sensibilizzazione di responsabili politici, esperti tecnici, pubbliche amministrazioni e organizzazioni della società civile. Miglioramento della sicurezza idrica e della resilienza climatica: miglioramento della ritenzione idrica e della gestione della capacità di stoccaggio, promozione di soluzioni basate sulla natura e connettività di infrastrutture verdi e blu, promozione del risparmio idrico e della conservazione del suolo nelle pratiche agricole. Istituzionalizzazione dell'adattamento climatico a livello di Distretto idrografico: rendere l'adattamento climatico una parte permanente del modello di governance del Distretto idrografico, sviluppando linee guida, strumenti comuni e metodologie per la conoscenza condivisa. Il progetto faciliterà anche l’utilizzo  coordinato di 447.876.192 euro di finanziamenti complementari provenienti da FEASR, FESR, INTERREG, CEF, NRRP e altri fondi nazionali e regionali. I risultati attesi sono: Mappatura e revisione degli strumenti urbanistici e legislativi coerenti con i NAS. Stakeholder Board regionali e distrettuali che coinvolgono enti locali, tecnici, associazioni ambientaliste e socio-economiche. Multilevel Governance Deal che riunisce tutti i decisori nazionali, regionali e locali. Osservatorio dedicato all'adattamento che contribuisce al monitoraggio e alla valutazione dell'attuazione dell'adattamento nel bacino idrografico. Piattaforma di informazioni e conoscenze sul clima che promuove l'adattamento in tutti i settori ad alta intensità idrica. Un indice di rischio climatico a livello di sottobacino. Programma di rafforzamento delle capacità sugli aspetti tecnici e finanziari relativi all'adattamento. Progetti  dimostrativi di adattamento, progettati per affrontare i rischi e gli impatti climatici significativi e urgenti previsti dal NAS, tra cui una migliore gestione integrata delle acque, miglioramento della qualità dell'acqua, migliore ritenzione idrica e piani di gestione dei sedimenti, migliore gestione della vegetazione ripariale attraverso soluzioni basate sulla natura e conservazione della biodiversità, riduzione dei rischi idraulici e della vulnerabilità idrogeologica, miglioramento del sistema di monitoraggio e allerta per gli eventi idrici estremi costieri, miglioramento delle competenze degli agricoltori e migliore utilizzo dell'acqua in agricoltura. Una task force specializzata dedicata al coordinamento dei finanziamenti complementari e alla mobilitazione di finanziamenti aggiuntivi, creando un flusso coerente di risorse per attuare misure di adattamento. Raccomandazioni politiche a livello Ue, nazionale e regionale.   L'articolo L’Unione europea finanzia Life Climax Po per l’adattamento climatico del Po sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

Tik tok contro il Willow Project petrolifero in Alaska. Diventa virale la campagna per salvare la fauna artica

Il primo febbraio, il Bureau of Land Management (BLM) ha pubblicato la sua dichiarazione finale sull'impatto ambientale del Willow Project  nel North Slope, in Alaska, che autorizza ConocoPhillips a portare avanti il ​​progetto che è una delle più grandi nuove proposte petrolifere degli Stati Uniti d’America. Il sito di tivellazione si troverebbe nella National Petroleum Reserve, la più vasta area di territorio pubblico vergine negli Stati Uniti. Le associazioni ambientaliste si sono subito dichiarate contrarie. In una nota congiunta Sovereign Iñupiat for a Living Arctic, Alaska Wilderness League, Trustees for Alaska, Friends of the Earth, Conservation Lands Foundation, Environment America, Earthjustice, Defenders of Wildlife, League of Conservation Voters, Northern Alaska Environment Center, Sierra Club, The Wilderness Society, Evergreen Action, Chesapeake Climate Action Network e Greenpeace Usa  hanno ricordato che «L'amministrazione Biden ha il potere di negare i permessi e dovrebbe farlo quando emetterà la sua decisione finale. Un enorme contributo pubblico e scientifico ha dimostrato la minaccia che questa proposta rappresenta per la regione artica e per le persone e gli animali che vi abitano. Willow inquinerebbe l'acqua e l'aria, interromperebbe le migrazioni degli animali, distruggerebbe l'habitat degli animali, emetterebbe tanto carbonio quanto il funzionamento di 76 centrali a carbone per un anno e fungerebbe da hub per la futura industrializzazione del petrolio e del gas e l'inquinamento per i decenni a venire. Il progetto avrebbe impatti devastanti sull'intera regione artica occidentale, ponendo gravi minacce per la salute, l'ambiente e la sicurezza alimentare alle comunità native dell'Alaska». Per Sierra Club, «Nessun singolo progetto di petrolio e gas rappresenta una minaccia maggiore per gli obiettivi climatici e di protezione delle public lands  dell'amministrazione Biden. Il Willow Project ha il potenziale per annullare completamente i progressi dell'energia pulita che abbiamo già fatto e bloccarci nella trivellazione di combustibili fossili per altri 30 anni». Ma Sierra Club è convinta che «Il presidente Biden ha ancora l'opportunità di essere un eroe climatico rifiutando la raccomandazione del BLM». L’associazione (la più grande e vicina al Partito democratico) è però consapevole che questo accadrà «Solo se dimostreremo che le persone in tutto il paese non vogliono che questo progetto vada avanti. Questa è la nostra ultima occasione per fermare questo disastroso progetto una volta per tutte! Dobbiamo dire al presidente Biden forte e chiaro che fermare il progetto Willow è fondamentale se vogliamo raggiungere i nostri obiettivi climatici!» Per questo Sierra Club (che ha circa 3 milioni di soci) ha lanciato una petizione online che chiede al presidente Biden di non approvare il Willow Project.  Ma l’ostacolo più grosso sembra venire da un social media inaspettato: l'opposizione è cresciuta rapidamente nelle ultime settimane perché la campagna #stopwillow è diventata virale su TikTok. ConocoPhillips è corsa ai ripari e ha lanciato una campagna “informativa” nella quale assicura che il progetto creerà migliaia di posti di lavoro e entrate per la gente del posto. E, rispondendo alle accuse degli ambientalisti, il portavoce di ConocoPhillips Dennis Nuss ha dichiarato abbastanza spericolatamente alla BBC: «Riteniamo che questo progetto si adatti alle priorità dell'amministrazione Biden in materia di giustizia ambientale e sociale, facilitando la transizione energetica e migliorando la nostra sicurezza energetica». Ma le argomentazioni della multinsazionale petrolifera non convincono per nulla u i leader degli  Iñupiaq, un popolo nativo dell'Alaska, che sono molto preoccupati pèer gli impatti ambientali locali del progetto, compresi il disturbo alla fauna selvatica locale, l'interruzione delle pratiche di caccia tradizionali e il declino della qualità dell'aria. Ospita specie critiche tra cui orsi polari e popolazioni di caribù istrice. Rosemary Ahtuangaruak, del comitato consultivo del movimento Iñupiaq e sindaca di Nuiqsut, ha detto che «Le misure di mitigazione non sono sufficienti. Conosciamo il nostro modo di vivere e l'importanza delle nostre generazioni future e non c'è nulla nel nuovo documento che ci dia garanzie che non saremo messi a rischio». Na altri leader locali del North Slope - sono favorevolial progetto e ai benefici economici che potrebbe portare alle comunità locali. Come Asisaun Toovak, sindaco di Utqiaģvik che ha detto: «Sono molto favorevole al Willow Project e lo è anche la maggior parte della mia comunità. Il gettito fiscale derivante dal progetto sarebbe un'ancora di salvezza per il North Slop che ha un disperato bisogno di alloggi a prezzi accessibili». Anche il sindaco di Toovak, Nagruk Harcharek, presidente di Voice of the Arctic Iñupiat, una rete di 24 gruppi indigeni locali, ha detto alla BBC  di essere fiducioso che il progetto verrà realizzato in modo responsabile: «Stiamo coesistendo con lo sviluppo sin dal gasdotto Trans-Alaska. Se mai ci fosse un progetto che pensassimo possa minacciare il nostro stile di vita di sussistenza, non lo sosterremmo». Poi, mettendo da parte la sussistenza, se l’è presa con la crescente opposizione sui social media: «E’ davvero difficile da vedere. Le nostre voci sono sminuite da persone che non vivono qui. Non capiscono la durezza della vita sul North Slope». Infatti, nell’ultima settimana i video #stopwillow su TikTok hanno avuto 20 milioni di visualizzazioni negli Usa e i giovani TikToker che li pubblicano chiedono di inviare lettere a Biden chiedendogli di non approvare il progetto e a Biden sarebbero gu ià arrivate un milione di lettere, anche da imprese come Patagonia. A febbraio, la ventenne Elise Joshi, studentessa universitaria alla università della California Berkley e direttrice esecutiva di Gen Z for Change, una coalizione di giovani ambientalisti  che utilizzano piattaforme online per stimolare il cambiamento sociale. ha creato uno dei primi TikTok contro il Willow Project, definendolo «Una bomba al carbonio» e aggiungendo: «Non possiamo permetterci più progetti sui combustibili fossili» ed è rimasta sorpresa quando il suo video #StopWillow ha avuto oltre 300.000 visualizzazioni perché «Il clima non ha il suo momento di grandeviralità». , ha detto Joshi. Anche il 25enne Alex Haraus  fa parte di #StopWillow Tiktok e sottolinea che «Migliaia di altre persone stanno facendo contenuti come questo. Non è una persona in particolare. Sono solo così tante persone con così tanti background, perché tutti si sentono autorizzati a parlarne». Intanto, una petizione messa ieri online su change.org che chiede di fermare il Willow Project  per motivi ambientali ha già raccolto già più di 3e milioni di firme, risultando già  una delle petizioni più firmate sulla piattaforma. Il senatore repubblicano dell'Alaska Dan Sullivan, ha ipotizzato che questo trend dei social media possa essere opera di influenze esterne e ha presentato un nuovo disegno di legge per limitare TikTok dicendo che «Forse è il Partito Comunista Cinese che cerca di influenzare i giovani americani». Ma probabilmente il segretario del Partito Comunista Cinese Xi Jinping, appena rieletto presidente della Repubblica popolare cinese e presidente della Commissione Militare Centrale (CMC), in questi giorni aveva altro a cui pensare. L'articolo Tik tok contro il Willow Project petrolifero in Alaska. Diventa virale la campagna per salvare la fauna artica sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

Avifauna migratoria: i cacciatori all’assalto dei calendari venatori

Federcaccia, Enalcaccia, AnuuMigratoristi, Associazione Nazionale Libera Caccia, Italcaccia e il Comitato Nazionale Caccia e Natura (CNCN) riunite nella Cabina di regia unitaria del mondo venatorio, hanno scritto al ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin e a quello dell’agricoltura, sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida  per fornire loro quello che definiscono «Un esperto contributo atto a porre fine a errori, incongruenze ed ai dannosi effetti che una mancanza di corretta analisi e di concertato esame stanno producendo ed ancor più possono produrre senza interventi autorevoli, tempestivi e adeguatamente motivati, per i quali si conferma ancora una volta la nostra piena disponibilità collaborativa». Si tratta in realtà dei calendari venatori sulle specie migratorie che ogni anno le Regioni Italiane tentano di modificare e che ogni anno vengono sonoramente bocciati non solo dall’Unione europea ma anche da TAR e da altre istanze e dagli stessi governi fin qui succedutisi Prima di tutto, le associazioni venatorie ritengono che «Sia urgentissima una presa di posizione del Governo italiano, in particolare dei Ministeri dell’Ambiente e Agricoltura congiunti, affinché giunga comunicazione alle Regioni Italiane per legittimare le date di apertura e chiusura della stagione venatoria previste dalla Legge Nazionale. Parimenti ravvisiamo l’impellenza di una azione tempestiva nei confronti della Commissione Europea al fine di modificare le date di inizio migrazione stabilite nel nuovo documento Key Concepts, oltre ad un intervento per l’approvazione corretta dei Piani di gestione delle specie moriglione e pavoncella». La Cabina di regia unitaria del mondo venatorio accusa: «Il processo di modifica del documento Key concepts, svoltosi dal 2018 al 2021, non ha seguito in Italia le procedure di condivisione con i portatori d’interesse, come raccomandato invece dalla Commissione Europea, né la scala di priorità nei riferimenti scientifici, sempre indicata dalla Commissione. Le proposte di modifica sono state inviate dal Ministero dell’Ambiente senza la concertazione chiesta dalle Regioni, dal Ministero delle Politiche Agricole e dalle Associazioni Venatorie, e i riferimenti utilizzati sono stati rapporti interni dell’ISPRA mai pubblicati, e in alcuni casi addirittura gli stessi dati utilizzati nel 2001, per identificare una decade diversa. Il risultato ottenuto è stato di fatto quello di avere decadi d’inizio migrazione di molte specie anticipate da venti a cinquanta giorni rispetto a quelle dei paesi vicini o di latitudine simile. La conseguenza è che, proprio a causa delle posizioni italiane, per le specie oggetto delle modifiche, non si è raggiunto il risultato di dati omogenei per areali trans-nazionali, auspicato dalla Commissione, che ha dovuto spiegare le discrepanze con la possibilità di avere confuso, da parte delle Autorità italiane, i movimenti invernali non migratori con l’inizio della vera e propria migrazione. Un altro risultato negativo è che oggi i KC italiani e i pareri ISPRA sono incoerenti con le date dell’articolo 18 della legge 157/92, che non è stata modificato su questi punti. Come noto, tale situazione causa da 12 anni continui contenziosi con la Giustizia Amministrativa fra Regioni e associazioni animal-ambientaliste, e riteniamo che sia compito della politica far terminare questo dispendio di tempo e denaro su un tema facilmente risolvibile». I cacciatori fanno presente che il  problema è stato già segnalato alla Commissione europea dal precedente Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani Nella lettera – che sembra più una road-map per la deregulation venatoria applicata ai migratori – i cacciatori dicono ai due ministri che lo Stato italiano «Dovrebbe agire urgentemente secondo queste proposte: Inviare una circolare, o ancora meglio un decreto ministeriale congiunto, a tutte le Regioni Italiane, in cui si fa presente di avere preso atto dell’inaffidabilità dei Key Concepts italiani 2021, a seguito delle valutazioni tecnico-scientifiche e procedurali sopra esposte. Per questo motivo, in vista della redazione dei Calendari Venatori 2023-24, i Ministeri giudicano corretto l’operato delle Regioni Italiane che utilizzino dati scientifici regionali o nazionali per stabilire le stagioni di caccia e la decade di sovrapposizione, in armonia con i paragrafi 2.7.2, 2.7.3, 2.7.9 e 2.7.10 della Guida alla Disciplina della Caccia. Modificare i dati KC italiani, preferibilmente da parte dei due suddetti Ministeri congiuntamente, oppure con un Tavolo tecnico nazionale, che sposti nel mese di febbraio le decadi d’inizio migrazione secondo quanto sotto specificato: Tordo bottaccio: FEB1; Tordo sassello: FEB1, Cesena: FEB1, Alzavola: FEB1, Beccaccia: FEB3, Gallinella d’acqua: MAR1. Scrivere alla Commissione Europea una lettera per verificare una concordanza sui key concepts». Insomma, il compito assegnato a Pichetto Fratin e Lollobrigida è quello di rivedere il calendario venatorio secondo le indicazioni dei cacciatori. Vedremo se i due ministri accetteranno di farlo come hanno già fatto per altre istanze venatorie che hanno sollevato subito la perplessità dell’Unione europea. L'articolo Avifauna migratoria: i cacciatori all’assalto dei calendari venatori sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

Il miglioramento ecologico degli ecosistemi di acqua dolce avvantaggia i pesci e pescatori

La biodiversità delle acque dolci sta diminuendo a ritmi allarmanti, molte azioni di conservazione si concentrano su singole specie. Un approccio alternativo consiste nel migliorare in modo completo i processi e gli habitat ecologici, sostenendo così intere comunità di specie. Questa gestione basata sugli ecosistemi è tuttavia attuata raramente perché è costosa e, inoltre, mancano prove del fatto che sia più efficace di alternative usuali, come il rilascio di pesci per migliorare gli stock. Ma, mentre in Italia si sta andando addirittura verso il rilascio di specie alloctone nei corsi d’acqua –già impoveriti di specie autoctone - per soddisfare le richieste dei pescatori sportivi, in Germania si va in tutt’altra direzione grazie a un lavoro di ampio respiro che coinvolge scienziati e pescatori. Infatti, Lo studio “Ecosystem-based management outperforms species-focused stocking for enhancing fish populations”, pubblicato su Science e realizzato per 6 anni da un team di ricercatori del Leibniz-Institut für Gewässerökologie und Binnenfischerei (IGB), Hochschule Bremen e dell’Humboldt Universität zu Berlin (HU) in stretta collaborazione con numerosi club di pesca sportiva  organizzati nell Anglerverband Niedersachsen (Associazione dei pescatori della Bassa Sassonia), è il frutto di una serie di esperimenti realizzati su laghi e della valutazione dei risultati del miglioramento dell'habitat basato sull'ecosistema.  rispetto allo stoccaggio dei pesci in 20 laghi di ex cave di ghiaia per un periodo di 6 anni. In alcuni laghi sono state create ulteriori zone di acque poco profonde. In altri laghi sono stati aggiunti fascine di legno grossolano per migliorare la diversità strutturale. In alcuni laghi dello studio sono stati immessi 150.000 pesci di 5 specie di interesse per la pesca, i laghi non manipolati sono serviti da controllo. Il principale risultato può sembrare controintuitivo: «La creazione di zone di acque poco profonde è stato il metodo più efficace per migliorare le popolazioni ittiche. Queste zone sono ecologicamente importanti per molte specie ittiche, in particolare come zone di riproduzione e aree di nursery per gli avannotti. L'introduzione del legno grezzo ha avuto solo effetti positivi nei ​​laghi selezionati; l'allevamento di pesce è completamente fallito». Il principale autore dello studio, Johannes Radinger dell'IGB, sottolinea che «Il ripristino dei processi e degli habitat ecologici centrali - la gestione basata sugli ecosistemi - potrebbe avere effetti a lungo termine più forti per la ricostruzione delle specie e delle popolazioni ittiche rispetto ad azioni di conservazione ristrette e incentrate sulle specie». Mai prima d'ora le comunità ittiche erano state studiate su una serie così ampia di esperimenti su interi sistemi lacustri e coinvolgendo numerosi club di pescatori sportivi e professionistii. Thomas Klefoth, professore alla Hochschule Bremen e co-iniziatore del  progetto evidenzia che «In contrasto con gli studi in laboratorio, gli esperimenti sul campo, che considerano la variazione dell'ecosistema naturale e le interazioni ecologiche e sociali, consentono di ottenere solide prove sull'efficacia delle misure di gestione». L’autore senior dello studio, Robert Arlinghaus dell?IGB e dellHU, aggiunge che «Includere più laghi delle cave di ghiaia negli esperimenti è stato possibile solo attraverso una stretta collaborazione tra ricerca e pratica. L'approccio transdisciplinare ha contribuito a un ripensamento dell'allevamento ittico e ha favorito l'accettazione di alternative di gestione più sostenibili e basate sull'ecosistema» Lo studio evidenzia due messaggi centrali che sono rilevanti anche per altri ecosistemi acquatici: «Il ripristino dei processi ecologici ha un impatto più sostenibile sulle comunità e sulle specie rispetto ad azioni di conservazione ristrette e incentrate sulle specie. Inoltre, la conservazione della biodiversità dell'acqua dolce è più efficace quando i gruppi di utenti, come i club di pescatori, si assumono la responsabilità e sono supportati nei loro sforzi da autorità, associazioni e scienza. Questo approccio consente di conciliare conservazione e utilizzo, poiché sia ​​le specie che le attività di pesca traggono vantaggio dalla gestione basata sugli ecosistemi». L'articolo Il miglioramento ecologico degli ecosistemi di acqua dolce avvantaggia i pesci e pescatori sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

Luca Santini è il nuovo presidente di Federparchi

Dopo un’ampia discussione, il Consiglio direttivo della Federparchi, riunitosi oggi a Roma, ha eletto a maggioranza Luca Santini quale nuovo presidente della Federazione della aree naturali protette italiane.  Succede a Giampiero Sammuri, presidente del Parco Nazionale Arcipelago Toscano, che aveva raggiunto il limite dei due mandati. Luca Santini, nato a Stia in provincia di Arezzo nel  1964, attualmente è presidente del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna e quando venne nominato la sua candidatura fu avversata da diverse associazioni ambientaliste perché era sia Sindaco che cacciatore. Secondo il profilo che ne traccia Federparchi, Santini «Ha lavorato a lungo su progetti di tutela della biodiversità e della fauna selvatica dell’Appennino, con particolare riferimento al lupo, nonché sui temi relativi al territorio. E’ stato sindaco di Stia (Ar) tra  il 2004 e il 2014. Dal 2011 al 2013 è stato presidente dell’Unione dei Comuni Montani del Casentino. Nel  2013  diviene presidente del parco nazionale delle Foreste Casentinesi e, da allora, è componente del Consiglio Direttivo della Federparchi». Sammuri ha commentato sulla sua pagina Facebook: « Con oggi, dopo 14 lunghissimi anni si conclude la mia esperienza di presidente di Federparchi. Il nuovo presidente è Luca Santini presidente del parco delle foreste casentinesi, persona capace e di esperienza. Sono contento che la scelta del consiglio, del quale non faccio più parte, sia stata su di lui.  Sono stati anni belli, intensi pieni di rapporti umani, di condivisioni e di esperienze. Ho imparato tantissimo girando l’Italia ed il mondo , conoscendo centinaia di persone che condividono i miei stessi interessi. Sicuramente l’esperienza più gratificante della mia vita. Grazie a tutti quelli che mi hanno aiutato e sostenuto in questo percorso e un grandissimo augurio di buon lavoro a Luca che sicuramente farà molto bene».   L'articolo Luca Santini è il nuovo presidente di Federparchi sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

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