Una nuova ricerca ha scoperto che anche le cellule non cerebrali possono conservare ricordi, sfidando l'idea che solo il cervello sia responsabile della memoria. Questa scoperta potrebbe rivoluzionare il nostro modo di comprendere l'apprendimento e portare a nuove terapie per migliorare le funzioni cognitive e trattare problemi di memoria.
La ripetizione spaziata attiva la formazione della memoria in tutte le cellule del corpo, influenzando l'apprendimento a lungo termine. Il neuroscienziato Kukushkin rivela il potenziale della 'memoria corporea'.
Uno studio del 2019 ha addestrato topi a guidare auto da topi in laboratorio, rivelando l'importanza dell'ambiente stimolante sull'apprendimento e la plasticità cerebrale.
Il cervello umano attraversa diverse fasi di sviluppo e cambiamento nel corso della vita. Durante l'infanzia, fino ai 5 anni, cresce rapidamente, creando connessioni neuronali che favoriscono l'apprendimento. Nell'adolescenza, tra i 10 e i 20 anni, avviene la "potatura sinaptica", che elimina le connessioni meno utilizzate per specializzarsi nelle competenze principali. Tra i 40 e i 60 anni, il cervello raggiunge il suo picco cognitivo, con miglioramenti nella memoria verbale e nella conoscenza accumulata. Dopo i 65 anni, inizia un lento declino, soprattutto nella memoria, ma l'esperienza e la saggezza continuano a rimanere un punto di forza.
Studio rivela che alcuni cani possono imparare i nomi dei loro giocattoli attraverso interazioni di gioco spontanee.
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Non poteva che finire così, comunque. Perché Re Jannik è semplicemente di un'altra categoria, rispetto a tutti. E senza Alcaraz, da strafavorito, continua a...
ROMA - Una scoperta che ha scosso profondamente la comunità di Cerveteri, in provincia di Roma. Sette cuccioli di pastore maremmano sono stati trovati abbandonati all’interno di...