Studio su povertà: 1 famiglia su 10 non riesce a pagare le bollette

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ROMA – Crescono i pasti, ma per l’11% delle famiglie l’emergenza sono le bollette.I dati dell’Osservatorio di Antoniano, raccolti dalle realtà di Operazione Pane, che nel 2025 hanno distribuito in media 57.076 pasti al mese (+10% rispetto al 2024), mostrano una fotografia chiara delle urgenze quotidiane in Italia, rivelando come le necessità riguardino l’intera sfera di vita delle persone.In questo scenario di crescente fragilità, l’evento “Ponti di fraternità: storie di accoglienza sulle orme di Francesco” ha rappresentato un momento di riflessione sui valori di pace e convivenza. Promosso da Antoniano in occasione dell’ottavo centenario dalla morte del Santo di Assisi per analizzare le nuove sfide dell’accoglienza, l’incontro ha riunito a Roma le voci della rete francescana e della Comunità di Sant’Egidio e le testimonianze dirette dal fronte e di chi ha potuto resistere e ricominciare grazie alla solidarietà.L’aiuto alimentare rimane la richiesta principale per chi si rivolge alla rete solidale e rappresenta il bisogno primario per il 28% delle famiglie e per il 22% dei singoli.

L’emergenza economica, però, non si esaurisce a tavola: il supporto per il pagamento delle utenze domestiche è diventato fondamentale e riguarda l’11% delle famiglie (per le quali rappresenta la seconda ragione in assoluto per cui si chiede aiuto) e il 12% dei singoli. A pesare sulle persone sole è anche e soprattutto.

Lo spettro della disoccupazione: la ricerca di lavoro è un’urgenza cruciale per il 15% degli utenti singoli, al secondo posto dopo la necessità di cibo. A questi bisogni, tra le famiglie, si affiancano le spese per i figli, che rappresentano un carico spesso insostenibile per i nuclei familiari vulnerabili, tra vestiario (11%), materiale e supporto scolastico (11%), accesso ad attività ricreative (9%) e acquisto di prodotti specifici per la prima infanzia (7,5%). La fragilità economica si traduce in vulnerabilità sanitaria ed emotiva. Il 10% dei singoli si rivolge ad Antoniano per assistenza medica o per l’acquisto di farmaci, mentre per il 6% emerge un forte bisogno di supporto psicologico e relazionale; una necessità sentita anche dal 6% delle famiglie, a dimostrazione di come la povertà intacchi profondamente anche la salute mentale.

“L’aumento delle difficoltà economiche che colpiscono le famiglie e i singoli è un segnale e un sintomo di un grande disagio che non possiamo ignorare. Costruire la propria casa, oggi, significa costruire la casa di tutti”, dichiara Fra Giampaolo Cavalli, direttore di Antoniano. “San Francesco ci insegna che l’accoglienza deve saper mutare forma per rispondere a nuove domande di dignità. Per questo il nostro impegno non si limita alla tavola: offriamo un pasto, ma anche occasioni di incontro e solidarietà che restituiscano alle persone gli strumenti per uscire dalla solitudine e ritrovare l’autonomia, dando loro la forza di ricominciare”.

“L’ospitalità è una delle caratteristiche della vita cristiana sin dalle origini. Sono 10 anni che la Comunità di Sant’Egidio ha promosso i Corridoi Umanitari. Circa 10.000 persone hanno così potuto trovare ospitalità in questi anni. Tutte venivano da situazioni di fragilità e di violenza e hanno ritrovato un futuro”, dichiara il prof. Marco Bartoli, della Comunità di Sant’Egidio. “Come Natalia, ucraina in dialisi, venuta a Roma per curarsi, che ora aiuta nella casa per senza dimora voluta da Papa Francesco a piazza San Pietro. O come Mohamad, giovane siriano, arrivato dopo anni in Libano, che ora passa le sue vacanze a Cipro come mediatore culturale, aiutando i rifugiati che tentano di arrivare in Europa”.

Le porte delle strutture francescane si aprono senza distinzioni. In Italia, i nuclei familiari supportati sono per il 32% italiani e per il 68% stranieri, provenienti prevalentemente dal continente africano (45%) e dall’Europa Orientale (23%). Per quanto riguarda le persone singole, il 24% è di nazionalità italiana, mentre il restante 76% ha un background migratorio, principalmente da Africa (54%) ed Europa Orientale (22%). All’interno del bacino dell’Europa Orientale emerge un dato significativo: oltre un quinto è composto da cittadini ucraini (21%), un numero che riflette il conflitto alle porte dell’Europa e che porta direttamente al cuore di un’altra emergenza umanitaria.

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