• 13 Agosto 2021
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Strada consolare Cassia: un tesoro a cielo aperto

Strada consolare Cassia: un tesoro a cielo aperto

I viterbesi si considerano i legittimi proprietari della via Cassia; e la storia dà loro (in parte) ragione.

L’attuale Cassia bis (SS n° 2) ha poco a che vedere con la mitica omonima strada consolare tuttavia ricostruirne la storia è un viaggio parallelo affascinante come pochi; un viaggio che La città news ricostruisce per voi. La strada consolare Cassia era una delle due infrastrutture viarie (l’altra era l’Aurelia) che collegavano la città eterna con il nord ovest. Già nel II a.C., la Cassia raggiungeva l’Etruria (“Florentia” ancora non c’era); in seguito fu prolungata sino ad attraversare l’intera Etruria e connettersi con l’ Aurelia e l’ Emilia. Gli storici non sono unanimi circa la derivazione del nome, se dal Cassio Longino censor (154 a.C.; il censore era il magistrato incaricato dei censimenti dei cittadini e dei loro beni e della cura morum, cioè della vigilanza sui costumi privati e collettivi) oppure dal Cassio Longino consul (127 a.C.; il console era il magistrato che nella Roma repubblicana era incaricato del potere esecutivo, cioè di applicare le leggi).

La Cassia storica iniziava, come tutte le consolari, dalla pietra miliare aurea (miliarium aureum) una colonna in marmo presso il foro. Nella parte iniziale condivideva alcuni tratti con le consolari Flaminia e Clodia e inglobava la precedente via Etrusca Veientana, il tratto che collegava l’importante città etrusca Veio (Veii, 15 km a N-O di Roma) con il Tevere, all’altezza dell’attuale Ponte Milvio. La parte di Cassia che interessa ai viterbesi è quello compreso tra le stationes (luoghi di sosta e pernottamento che consentivano a tutti i viaggiatori ciò che prima era un’impresa ai limiti delle possibilità umane: affrontare lunghi viaggi senza perdersi e dormendo dove capitava) di Sutrium (l’attuale Sutri, termine forse derivato da Saturnus, la divinità fondatrice della città) e Volsinii novi (Bolsena), fondata dopo la distruzione di Velzna etrusca (Volsinii veteres, molto probabilmente l’attuale Orvieto). In termini lineari siamo tra il XXXIII e il LXVIII miglio (il miglio romano corrisponde a circa 1480 metri); questo tratto attraversava Forum Cassi (Vetralla) e l’intera Etruria meridionale (l’attuale Tuscia) transitando per un importante Castrum (accampamento militare stabile) detto poi Castrum Viterbii, il nucleo dell’attuale Viterbo – dove erano già presenti diversi importanti centri etruschi: Surna o Surina, Castel d’Asso e Norchia, risalenti sino al IV a.C. – e per l’abitato che sarebbe poi stato chiamato Mons Flascun (Montefiascone) fino a raggiungere Volsinii novi. Da qui si diramavano due percorsi: uno più antico che portava a Urbs Vetus (Orvieto) e di lì a Clusium (Chiusi) e uno più recente che da Volsinii puntava direttamente a Clusium, Cortona e Arretium (Arezzo).

Come tutte le più importanti strade consolari, la Cassia figurava negli “itineraria” ossia le mappe stradali dell’epoca; in particolare nell’Antonini itinerarium, risalente probabilmente a Caracalla (III d.C.), da cui il nome e persino nell’importante Tabula Peutingeriana, la riproduzione medioevale di un’antica carta romana recante le strade di uso militare. Con la crisi e la caduta dell’impero romano d’occidente (476 d.C.) anche le strade consolari conobbero una stagione di abbandono e declino; per la Cassia questo comportò due importanti cambiamenti. Il primo fu quello della frammentazione, della territorializzazione e delle variazioni locali di percorso: da infrastruttura globale la Cassia si trasformò in una serie di percorsi d’importanza locale; per Castrum viterbii divenne la principale arteria territoriale, fattore che contribuì notevolmente a fare della Viterbo medioevale il principale competitor a nord di Roma, al punto che i papi, dal 1257 al 1281, vi trasferirono la sede pontificia.

Il secondo cambiamento fu di natura geopolitica; l’Europa medioevale aveva una distribuzione dei poteri complessa ma con un carattere sostanzialmente bipolare: Roma e il papato, dove si concentrava il potere religioso e i territori franco-germanici, dove avevano sede le corti imperiali, detentrici del potere politico-militare, segnatamente il sacro romano impero del franco Carolus Magnus (2 aprile 742 – Aquisgrana, 28 gennaio 814). Questa articolazione rese necessaria la riattivazione delle vie di comunicazione che collegavano Roma con il nord ovest europeo; fu così che la Cassia divenne l’importante via Francigena, sede degli intensi traffici politici, religiosi e mercantili fra Italia e Francia.

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