Quasi la metà dei campioni analizzati contiene residui chimici e la frutta è la categoria più colpita dalla presenza di sostanze chimiche. A cosa dobbiamo porre più attenzione?
Su più di 5mila campioni di alimenti analizzati, sia di agricoltura convenzionale che biologica, le irregolarità sono pari all’1,3% e il 41,3% di questi campioni ha tracce di uno o più residui di fitofarmaci. Di questi, il 14,9% è classificato come “monoresiduo” e il 26,3% è “multiresiduo”. Il che vuol dire che è più potenzialmente dannoso per la salute umana.
È quanto viene fuori dall’ultimo dossier di Legambiente “Stop pesticidi nel piatto” che, svolto in collaborazione con Alce Nero, fa il punto sulle sostanze chimiche di sintesi presenti negli alimenti. Tra quelli più colpiti c’è senza dubbio la frutta, con il 74,1% di campioni contaminati da uno o più residui. Seguono la verdura (34,4%) e i prodotti trasformati (29,6%), con i peperoni (59,5%), seguiti da cereali integrali (57,1%) e dal vino (46,2%).
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