18 Luglio 2026

Spionaggio russo a Roma: arrestati due ex agenti segreti italiani, caccia ai complici. Indagate altre 5 persone

Terremoto in Capitale: due ex agenti dell'Aisi finiscono ai domiciliari. Passavano informazioni riservate sulla difesa italiana a un diplomatico di Mosca in cambio di mazzette di denaro. Indagati anche quattro militari in servizio
7 Luglio 2026
roma spionaggio russo
Un frame del video diffuso dai carabinieri del Ros
Una fitta rete di spionaggio che partiva da Roma e arrivava direttamente ai servizi segreti della Russia. Con questa accusa pesantissima, nella mattinata di oggi, 7 luglio, i carabinieri del Ros hanno arrestato due persone. L’accusa per loro è di spionaggio e di essere entrati in modo abusivo nei sistemi informatici dello Stato per rubare dati riservati.
Il giudice ha deciso per la misura degli arresti domiciliari: a finire nei guai sono due uomini di 59 anni. Il primo è Gavino Raoul Piras, ex sottufficiale dei Carabinieri e in pensione da oltre dieci anni. Nel suo passato ci sono molti anni di lavoro sia in Italia che all’estero, durante i quali era diventato un vero esperto di come funzionano le spie e il controspionaggio. Per gli investigatori è lui la mente principale del gruppo.
L’altro arrestato è Vincenzo Di Pasquale, originario di Matera, anche lui cinquantanovenne e complice in questa vicenda. Entrambi avevano un passato importante, dato che avevano lavorato per l’Aisi, ovvero l’agenzia per la sicurezza interna dell’Italia e cioè i servizi segreti italiani. Piras aveva lasciato il servizio nel 2012, mentre Di Pasquale nel 2013.
Secondo le accuse, Gavino Raoul Piras era l’unico a parlare direttamente con un uomo dei servizi segreti russi. Questo agente straniero si muoveva tranquillamente in Italia perché protetto dall’immunità diplomatica. Il meccanismo era ben organizzato, con il contatto russo che spiegava a Piras quali documenti o notizie gli servivano. A quel punto Piras si attivava per recuperare queste informazioni segrete attraverso sei fonti diverse. Tra queste fonti c’erano quattro militari in servizio, che lavoravano in posti molto importanti e avevano accesso a dati che dovevano restare assolutamente segreti per la sicurezza dell’Italia e per gli equilibri internazionali.
I russi erano molto interessati ai segreti della produzione industriale italiana nel settore della difesa e delle armi. In cambio di queste carte riservate, la spia russa pagava l’ex agente italiano con grosse somme di denaro in contanti. A scoprire tutto sono stati proprio i servizi segreti italiani dell’Aisi che, dopo aver raccolto le prime prove grazie alle attività di controspionaggio, hanno passato le informazioni ai Carabinieri del Ros.
Da quel momento, a maggio del 2025, è partita l’indagine ufficiale, coordinata da un gruppo di magistrati, che ha portato alle misure cautelari odierne. Da precisare che oltre ai due arrestati principali, ci sono altre cinque persone indagate a piede libero, e quattro di queste sono i militari in servizio che aiutavano Piras.