Eterno Nole Djokovic. A dispetto di quanto espresso in America, dove era apparso dolorante, tra conati e mal di schiena, tant’è che quel viale del tramonto sembrava drammaticamente più vicino del previsto. Invece, ancora no. Perché se c’è una medicina per Nole, quella resta Pechino. Casa sua, come per magia. Dove sta addirittura battendo Nadal a Roland Garros: imbattuto dal 2009, vince consecutivamente da 33 partite, più delle 31 della leggenda spagnola in terre francesi.
Djokovic è un rullo compressore, basti vedere a chi sta facendo fuori. E’ arrivato in finale, affronterà Alcaraz, sì, ma dopo aver battuto gente come Medvedev in semifinale poco fa (russo squalificato quando sotto al secondo set, colpito un tifoso in prima fila con una “pallettata”), ma soprattutto Zverev ai quarti di finale. Un quarto, quello della domenica, che tra i telespettatori nutriva quello più interessato, ma soprattutto quello più illustre: naturalmente Jannik Sinner.
Che, e questa già è notizia, fino a fine mese manterrà il primato al mondo 2026. Almeno fino a fine ottobre. Per toglierlo entro il 18, Zverev avrebbe dovuto vincere sia Pechino che Shanghai: Pechino intanto è già sfumata, Shanghai in quanto Masters 1000 sarà ancora più complicato. Certo, da Vienna in poi (da capir ancora quando potrà rientrare Sinner) l’altoatesino scarterà più punti di Zverev, ma il tedesco deve vincere. Altrimenti, buon per noi, buon per Jannik. Che resterebbe Re, pure a fine 2026.

