Siccità, dal Piemonte chiesto lo stato di calamità

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La carenza idrica sta causando danni significativi a tutte le coltivazioni, non solo per foraggere e cereali (dal 30 al 40% in meno), comprendendo anche piante tradizionalmente più resistenti alla siccità quali vite e nocciolo. ?A seguito del perdurare della carenza di precipitazioni, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha inviato a Roma la richiesta per lo stato di calamità per l’agricoltura in Piemonte e anche per lo stato di emergenza.

«Al momento – dichiara il presidente di Asti Agricoltura Gabriele Baldi – non è ancora possibile quantificare con precisione i danni arrecati alle coltivazioni, condizione indispensabile per accedere ai sostegni del Fondo di solidarietà nazionale, ma ciò che è certo è che le ripercussioni della carenza idrica sulle coltivazioni saranno pesantissime».

Confagricoltura, che ha partecipato ai lavori del gruppo di lavoro dell’assessorato all’agricoltura che monitora il rischio di perdita del raccolto per cause idriche, allo scopo di identificare le zone dove si rilevano gravi carenze di approvvigionamento, evidenzia una situazione di forte preoccupazione.

«La situazione è critica su tutto il territorio; chi può – spiega Mariagrazia Baravalle, direttore di Asti Agricoltura – sfrutta al massimo la possibilità d’irrigazione, con costi molto elevati per il prelievo dell’acqua dai pozzi, a causa del rincaro del prezzo del gasolio agricolo».

In base alle rilevazioni del servizio tecnico della Confagricoltura di Asti, coordinato da Enrico Masenga, la situazione è di criticità estrema per le foraggere (la produzione di fieno è stimata in calo del 40%) ma la primavera asciutta ha limitato l’accestimento dei cereali autunno vernini (grano e orzo) cosicché la densità di piante ad ettaro è del 25-30% in meno ed a questo si è aggiunta la temperatura particolarmente alta degli ultimi giorni di maggio e dei primi di giugno che ha ancor più aumentato lo stress causato dalla carenza idrica inducendo le piante ad una chiusura anticipata del ciclo vegetativo: la perdita di produzione è stimabile almeno in un 30%, se non superiore.

Per quanto riguarda poi la semina delle colture primaverili la situazione è differenziata, ma sempre critica. Il mais seminato in modo precoce è ben radicato e per ora i segni di sofferenza sono limitati, per contro la fallanze sono numerose, il terreno troppo asciutto in fase di semina, e nelle settimane successive, ha causato nascite irregolari e scalari con numerose fallanze. Il mais seminato più a ridosso delle piogge è nato meglio, ma sta iniziando ad accusare i segni di carenza idrica in modo più evidente a causa dal più scarso sviluppo dell’apparato radicale. Gli agricoltori hanno ridotto le concimazioni azotate di copertura per non “spingere” troppo lo sviluppo della coltura e non mandarla in stress. Le previsioni di produzione sono scarse, sia per le fallanze che per i primi segni di stress.
Colture come soia e sorgo, meno esigenti e con epoca di semina nelle settimane successive, accusano nascite scalari e molte fallanze, causate da un letto di semina molto asciutto e temperature alte. Anche in questi casi le produzioni saranno limitate e si tende a ridurre la concimazione.

Si segnalano fenomeni di stress importanti nei vigneti, la fioritura nei versanti più esposti ed asciutti è stata anticipata, chiaro segnale di difesa della pianta contro lo stress idrico e le elevate temperature. Nei nuovi impianti di vigneti si sta ipotizzando un’irrigazione puntuale delle barbatelle, con notevoli costi di manodopera.

Per i noccioleti non ci sono ancora sintomi evidenti, ma se non arriveranno piogge consistenti e le temperature non si abbasseranno è prevedibile una forte cascola nel mese di luglio e difficoltà produttive dal punto di vista qualitativo.

«La carenza idrica – sottolinea ancora il direttore Baravalle – ha causato notevoli difficoltà nelle scelte di semina da parte degli agricoltori, fatto che potrebbe determinare ripercussioni sul rispetto degli impegni assunti con le misure a superficie del programma di sviluppo rurale, per esempio per le rotazioni colturali: è perciò necessario predisporre adeguate deroghe agli impegni in modo da non penalizzare ulteriormente le aziende».

Confagricoltura ha anche chiesto alla Regione di verificare la possibilità di intervenire in merito alla regolazione delle portate derivanti da invasi a uso idroelettrico, per garantire una maggiore uniformità dei flussi irrigui.

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