TOKYO – Pantaloncini ammessi in ufficio, al posto di giacca e cravatta, per fronteggiare meglio il caldo opprimente. Tokyo ha così concesso agli uomini la possibilità di recarsi al lavoro con un look più informale, composto da magliette, shorts e scarpe sportive. La “Tokyo Cool Biz”, introdotta nella capitale giapponese dalla governatrice Yuriko Koike per rispondere all’aumento delle temperature, riscuote consensi, ma non universali. C’è infatti chi ritiene che questa politica più permissiva risulti, in realtà, penalizzante per le donne.
Pur non essendo una norma formale ma piuttosto una convenzione di comportamento, negli uffici giapponesi più tradizionali resta diffusa l’aspettativa che le donne indossino i collant quando il proprio abbigliamento lavorativo lascia le gambe scoperte. Sono dunque le donne a manifestare le perplessità maggiori e a sentirsi più a disagio nel trovarsi accanto a colleghi con le gambe nude e, in molti casi, pelose. Alcune di loro hanno parlato apertamente di “molestie legate ai peli delle gambe”, coniando il termine “sunehara” per descrivere il fastidio di dover osservare i peli sulle gambe dei colleghi.
“Vogliamo dare alle persone più alternative per gestire il caldo estremo, non stabilire un obbligo su cosa indossare. Non dovrebbero esserci problemi, purché l’abbigliamento da lavoro non risulti offensivo per nessuno”, ha dichiarato alla Bbc Noboru Watanabe, funzionario ambientale del governo metropolitano di Tokyo.
Un’indagine realizzata a giugno dalla Gorilla Clinic ha mostrato che il 53,5% degli intervistati si opponeva all’idea di indossare pantaloncini corti sul lavoro d’estate, contro un 46,5% favorevole. Tra chi si è detto contrario agli shorts in ufficio, il motivo principale — valido per entrambi i sessi ma particolarmente sentito dalle donne — riguarda la cura dell’aspetto fisico e la presenza di peli ritenuti eccessivi.
Negli ultimi anni un numero crescente di lavoratori giapponesi ha iniziato a preferire abiti più informali, e quest’anno le direttive del governo metropolitano di Tokyo hanno reso questo tipo di look socialmente più accettato. Per alcuni, tuttavia, il disagio non è scomparso.
Akifumi Funatsu, direttore della Gorilla Clinic, ha osservato un incremento di clienti che si rivolgono alla struttura non solo per ragioni estetiche, ma anche per una forma di “galateo sociale legato all’uso dei pantaloncini”. Secondo Funatsu, le donne tenderebbero a pensare che “gli uomini dovrebbero avere meno peli sulle gambe”, una convinzione che spingerebbe questi ultimi a ricorrere alla depilazione laser per evitare di risultare sgradevoli agli occhi altrui.
Fu proprio la governatrice Koike a introdurre per prima questo cambiamento nel guardaroba estivo, quando ricopriva il ruolo di ministro dell’Ambiente giapponese nel 2005. In quell’anno lanciò una campagna nazionale per il risparmio energetico, denominata “Cool Biz”, pensata per incoraggiare i dipendenti aziendali a optare per camicie a maniche corte. All’iniziativa aderirono anche membri del governo, e l’allora primo ministro Junichiro Koizumi veniva spesso visto in pubblico senza giacca né cravatta, contribuendo a rafforzare il messaggio. Anni più tardi l’esecutivo giapponese ha varato “Super Cool Biz”, un programma che ha esteso le linee guida per la riduzione dei consumi energetici, sia negli uffici che nelle abitazioni.

