Dei 3,4 miliardi aggiuntivi previsti per il Fondo sanitario nazionale, solo 1,9 sarebbero disponibili per Asl e ospedali. Una somma che non basterebbe a sostenere neppure gli aumenti di spesa già previsti dalle norme vigenti.
La manovra rischia di aggravare gli squilibri della sanità regionale, mettendo sotto pressione bilanci già in difficoltà. Nel 2025 il disavanzo complessivo delle Regioni ha raggiunto i 2,3 miliardi di euro, rispetto agli 1,5 miliardi dell’anno precedente. Se questa tendenza dovesse proseguire, diversi territori potrebbero essere costretti ad avviare piani di rientro, con possibili conseguenze sui servizi e sulla tassazione locale.
Alle strutture sanitarie meno di due miliardi
Il problema riguarda anzitutto le risorse effettivamente disponibili. L’incremento di 3,4 miliardi del Fondo sanitario nazionale non sarebbe interamente utilizzabile per sostenere l’attività delle aziende sanitarie e degli ospedali. Di questa cifra, infatti, 1,5 miliardi sono destinati alle imprese farmaceutiche e dei dispositivi medici per ridurre il peso del payback, il meccanismo che impone loro di coprire la metà degli sforamenti dei rispettivi tetti di spesa.
Resterebbero quindi 1,9 miliardi di euro: un importo che, secondo la ricostruzione riportata nell’articolo, non sarebbe sufficiente nemmeno a compensare la crescita della spesa sanitaria prevista a legislazione vigente.
Il documento del ministero: servono altre risorse
A evidenziare la distanza tra stanziamenti e necessità è un documento interno del ministero della Salute. La valutazione considera l’aumento dei costi di produzione dei servizi sanitari, a partire dai rinnovi contrattuali e dall’energia, e indica per il 2027 un ulteriore fabbisogno di circa tre miliardi di euro. Il finanziamento del Servizio sanitario nazionale dovrebbe così crescere complessivamente di circa quattro miliardi rispetto al 2026. Le somme realmente spendibili, invece, rimarrebbero inferiori alla metà di tale importo.
Le nuove misure rischiano di pesare sui disavanzi
Il calcolo non comprende gli aumenti delle indennità per medici e infermieri, il Piano Alzheimer e demenze e l’aggiornamento delle tariffe dei ricoveri ospedalieri. Sono tutti interventi annunciati dal governo nella manovra che, senza risorse sufficienti, finirebbero per essere finanziati in deficit, aumentando ulteriormente lo squilibrio dei conti sanitari.
Il timore è che l’accumularsi di queste spese possa portare le Regioni verso il dissesto. I piani di rientro diventerebbero allora una prospettiva concreta, con il rischio di ridurre le prestazioni o aumentare le imposte locali per recuperare risorse.
Proprio per evitare questo scenario, i presidenti di Regione e il ministro della Salute Orazio Schillaci avevano chiesto, per il prossimo anno, 6,6 miliardi aggiuntivi rispetto a quanto già programmato dalla precedente legge di bilancio.

