BUCAREST, 14 SET – Nell’autunno del 1988, poco più di un anno prima della caduta di Nicolae Ceaușescu e della Rivoluzione romena del dicembre 1989, la Securitate contava complessivamente 14.629 dipendenti. I dati emergono da documenti inediti diffusi dal Consiglio nazionale per lo studio degli archivi della Securitate, il Cnsas, e offrono un quadro dettagliato della struttura repressiva del regime comunista.
Le carte, datate 24 settembre 1988, sono state rinvenute nel fascicolo dell’allora capo della polizia politica romena, il generale Iulian Vlad. Dalla loro analisi risulta che 6.023 persone erano impiegate nell’apparato centrale di Bucarest, mentre 2.737 facevano parte delle Truppe della Securitate. Altri 5.869 addetti operavano nella rete territoriale, presente nei 40 distretti del Paese e nella capitale.
L’apparato comprendeva reparti dedicati al controllo della popolazione e degli oppositori politici, al controspionaggio, alle intercettazioni telefoniche e ambientali, ai pedinamenti e alla verifica della corrispondenza. L’unità incaricata dei servizi di osservazione e pedinamento disponeva di 745 uomini; 466 addetti lavoravano invece alle intercettazioni, mentre 356 erano destinati al controllo di lettere, pacchi e altre spedizioni postali.
Alle strutture operative si affiancavano le Truppe della Securitate, distribuite in punti strategici del territorio e impiegabili anche per intervenire in caso di proteste o rivolte popolari. Nel totale rientravano inoltre circa 1.200 dipendenti civili, senza grado militare, impegnati in funzioni tecniche, logistiche, amministrative e di segreteria.
I documenti restituiscono così la dimensione di una rete di controllo estesa e articolata, costruita dal regime di Ceaușescu per sorvegliare in modo capillare la società romena fino al crollo del sistema comunista, avvenuto nel dicembre 1989.

