Si cerca senza sosta Shahadat Hossain, il cittadino bengalese di 43 anni ritenuto responsabile della terribile strage avvenuta lo scorso venerdì sera in un appartamento di via Montiglio, nella zona di Casalotti a Roma. Da quando gli investigatori hanno diffuso la sua fotografia ufficiale, i centralini sono bollenti: sono già arrivate ben 107 segnalazioni da parte di cittadini che credono di averlo visto. Nel dettaglio, la polizia ha ricevuto 74 telefonate dirette, 21 messaggi su WhatsApp, un SMS tradizionale e altre 11 comunicazioni passate direttamente dalla sala operativa della Questura di Roma.
Polizia e Carabinieri stanno verificando ogni singola chiamata per capire se si tratti di veri avvistamenti. I controlli non si fermano e si sono ormai estesi a livello nazionale e internazionale, con massima attenzione ai punti di frontiera. Gli agenti stanno setacciando i casolari abbandonati nella periferia nord-ovest della Capitale e stanno effettuando ispezioni persino lungo il fiume Tevere. L’ultima traccia giudicata davvero importante porta alla zona di Selva Candida, dove le ricerche si sono fatte più intense nelle ultime ore. C’è anche il forte sospetto che l’uomo possa essersi tolto la vita per sfuggire alla cattura, ma al momento non ci sono prove concrete a supporto di questa ipotesi.
La ricostruzione di quanto accaduto venerdì sera è agghiacciante: il killer ha utilizzato una mannaia – arma che le forze dell’ordine hanno già trovato e sequestrato – per aggredire la famiglia. Sotto i colpi sono rimasti uccisi Kamal Uddin, un uomo di 39 anni, sua moglie Arzu di 38 anni e la loro bambina Alicia di soli 8 anni. Le ricerche del fuggitivo si concentrano sia nelle zone romane di Casalotti, Boccea e Primavalle, sia in provincia di Frosinone, luogo in cui il 43enne risulta ufficialmente residente. Nel frattempo, i corpi delle tre vittime sono stati portati all’Istituto di Medicina legale del policlinico Gemelli, dove la Procura darà presto l’incarico ai medici per eseguire le autopsie.
Mentre all’inizio si pensava a un delitto passionale, ora gli inquirenti stanno valutando scenari del tutto diversi. Prende piede l’ipotesi di un regolamento di conti o di un’estorsione legata al racket dei documenti falsi, un giro d’affari illegale che potrebbe essersi sviluppato all’interno di alcuni gruppi della comunità bengalese. Ma non è tutto: si scava anche nella vita politica del ricercato. Shahadat Hossain è infatti un esponente attivo del Bangladesh Nationalist Party (BNP), un partito politico del suo Paese d’origine, all’interno del quale ricopre ruoli importanti sia nella sezione italiana sia nel comitato estero.

