Il corpo della giovane è stato scoperto all’alba sul marciapiede, ma addosso non aveva documenti e questo ha reso inizialmente molto difficili le operazioni di identificazione. Quando gli agenti del commissariato Casilino sono entrati nell’appartamento dove la coppia viveva da qualche tempo, hanno ritrovato il cellulare di Dafne e hanno iniziato ad indagare sui movimenti del compagno. L’uomo, che aveva già un precedente obbligo di firma con la giustizia, ha subito insospettito gli inquirenti fornendo versioni del tutto contrastanti e piene di bugie sui suoi orari e sui suoi spostamenti di quella notte.
A incastrare definitivamente il quarantunenne sono state le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona e la collaborazione dei vicini di casa, che hanno rotto il muro di omertà. I testimoni hanno raccontato che i due litigavano spessissimo e hanno confermato di aver sentito urla furibonde sulle scale del palazzo proprio poco prima della tragedia. I filmati delle telecamere hanno poi mostrato l’uomo mentre si muoveva avanti e indietro con fare nervoso prima del delitto, e successivamente mentre scendeva le scale portando con sé il cane e la borsetta della vittima. Ora l’uomo si trova in carcere in attesa della convalida del fermo da parte del giudice.

