Il provvedimento della Sezione del Riesame del Tribunale è esecutivo dopo la pronuncia della Cassazione. L’operazione si inserisce in una maxi-indagine che a ottobre ha portato al sequestro di beni per oltre 28 milioni di euro a carico di 78 soggetti tra persone fisiche e giuridiche.
Al centro dell’inchiesta figurano i due promotori arrestati. Uno di loro, già gravato da precedenti per armi e scommesse, nel 2024 era stato fermato dal Gico per una piantagione di marijuana ed è ritenuto vicino a un clan di narcotrafficanti di Tor Bella Monaca. Insieme ad almeno altre 14 persone, i due gestivano una rete transnazionale basata su società cartiere intestate a prestanome. Il meccanismo era collaudato: emissione di fatture false e indebita compensazione di crediti fiscali per generare fiumi di denaro illecito. I proventi venivano poi schermati inviandoli all’estero su conti correnti intestati a imprese riconducibili a cittadini cinesi.
La svolta finale del riciclaggio avveniva nel quartiere Esquilino. Qui una distinta organizzazione criminale cinese gestiva un centro occulto di raccolta fondi tramite il sistema “Fei Ch’ien” (denaro volante). Dietro il pagamento di una commissione, il denaro trasferito all’estero veniva restituito in contanti ai promotori e a soggetti terzi legati a criminalità organizzate non romane. I capitali sporchi venivano così occultati e reinvestiti in attività pulite.

