Questo stabile è da tempo un rifugio abusivo e una centrale dello spaccio di crack, ma la situazione è peggiorata dopo un grave incendio a novembre dell’anno scorso. Nonostante le pessime condizioni igieniche, decine di persone erano tornate ad abitarci. La tensione è diventata massima a maggio, quando una donna colombiana ha denunciato uno stupro di gruppo dentro le mura abbandonate.
Prima e dopo quella violenza, le forze dell’ordine hanno fatto continui controlli sequestrando armi e dosi di droga pronte da vendere, e fermando sei persone senza documenti, poi portate all’immigrazione. Di recente era circolata anche la notizia falsa della presenza di fentanyl, smentita dagli investigatori: non ci sono tracce di questa sostanza né morti correlati.
Non è la prima volta che il palazzo viene sgomberato: era già successo nel 2019 e nel 2023, ma gli occupanti erano sempre tornati. Ora la nuova proprietà ha fatto sapere di voler abbattere del tutto il rudere. Tuttavia, chiudere gli accessi è difficile perché mancano i muri perimetrali.
Il presidente del Municipio V, Mauro Caliste, ha ringraziato il prefetto Giannini per l’intervento, sottolineando che i cittadini chiedevano sicurezza da tempo. Adesso la palla passa ai proprietari, che dovranno recintare e custodire l’area in attesa delle ruspe.

