L’indagine ha portato all’emissione di cinque misure cautelari per le persone finite sotto inchiesta. Per tre degli indagati, che risiedono tra Roma e il comune di Montenerodomo, in provincia di Chieti, il giudice ha disposto gli arresti domiciliari. Per le altre due persone coinvolte, residenti invece nella provincia di Ascoli Piceno, è stato invece stabilito l’obbligo di dimora.
L’inchiesta è partita a dicembre 2024: la banda utilizzava l’applicazione di messaggistica Telegram come una vera e propria piazza di spaccio virtuale per farsi pubblicità e trovare acquirenti. I clienti ordinavano i soldi falsi online e pagavano i criminali usando le criptovalute, un metodo utile a non lasciare tracce bancarie. Una volta incassato il denaro vero, l’organizzazione spediva le banconote contraffatte direttamente per posta. I canali di spedizione coprivano diversi Paesi europei, tra cui la Francia, la Germania, la Spagna, la Polonia e la Finlandia. Proprio in Finlandia l’attività investigativa ha permesso di intercettare la rotta del traffico e di far arrestare due acquirenti che erano stati trovati in possesso della valuta contraffatta.
Il fulcro della produzione si trovava in Abruzzo, nel territorio di Montenerodomo, dove i Carabinieri hanno individuato e smantellato due stamperie clandestine. Durante le perquisizioni all’interno dei laboratori, i militari hanno sequestrato un gran numero di banconote contraffatte, apparecchiature di stampa professionali, telefoni cellulari e altro materiale informatico utilizzato per la produzione illecita e la gestione dei contatti.
La banda non si limitava a falsificare la moneta unica europea. Tra le valute sequestrate nelle stamperie c’erano infatti banconote destinate a diversi mercati esteri, come i lek albanesi, i franchi della Comunità finanziaria africana e diversi tipi di scellini, in particolare quelli tanzaniani, ugandesi e kenioti.

