9 Settembre 2026

Roma – Dentro la tragedia di Pietralata, quella cura sperimentale in Messico che spinge famiglie a viaggi della speranza

ROMA - In tutto il mondo si moltiplicano raccolte fondi e appelli rivolti alle famiglie dei bambini con paralisi cerebrale. Il messaggio, diffuso attraverso blog e pagine Facebook, è spesso lo stesso: raccogliere le risorse necessarie per affrontare viaggi e trattamenti che possano offrire una prospettiva di miglioramento ai figli. Tra le testimonianze condivise online,…
2 Settembre 2026

ROMA – In tutto il mondo si moltiplicano raccolte fondi e appelli rivolti alle famiglie dei bambini con paralisi cerebrale. Il messaggio, diffuso attraverso blog e pagine Facebook, è spesso lo stesso: raccogliere le risorse necessarie per affrontare viaggi e trattamenti che possano offrire una prospettiva di miglioramento ai figli.

Tra le testimonianze condivise online, una famiglia racconta di essere arrivata in questi giorni a Monterrey, in Messico, grazie al fundraising, con l’obiettivo di sottoporre il proprio bambino, il mese prossimo, al trattamento sperimentale con Cytotron presso il centro NeuroCytonix.

È la stessa strada intrapresa in passato dai genitori di Bianca, la bambina di 5 anni con grave disabilità morta nella casa di famiglia a Pietralata, a Roma, insieme ai genitori. Per tentare il trattamento, la famiglia aveva sostenuto più viaggi in Messico e affrontato costi rilevanti. Secondo le esperienze riferite da altre famiglie, la spesa complessiva può arrivare a 80-90 mila euro, considerando trasferte, soggiorni e costo del protocollo, indicato in alcune testimonianze tra 40 e 50 mila dollari.

A Monterrey opera il centro di ricerca clinica di NeuroCytonix, società statunitense fondata e guidata da J. Roberto Trujillo, con sede a Rockville, nel Maryland. Sul proprio sito, l’azienda dichiara di offrire accesso a protocolli sperimentali destinati a diverse patologie neurologiche, tra cui la paralisi cerebrale. NeuroCytonix afferma di detenere la licenza esclusiva mondiale per le applicazioni neurologiche della tecnologia NeuroCytotron.

Il dispositivo sperimentale è progettato per utilizzare impulsi di radiofrequenza non invasivi e non termici, con l’obiettivo dichiarato di studiarne possibili effetti sull’attività delle cellule nervose e sui processi di riparazione del tessuto cerebrale. L’azienda descrive l’approccio come un programma di stimolazione funzionale della neurogenesi, cioè orientato a valutare il potenziale recupero funzionale nelle patologie neurologiche.

Nel 2019 è stato avviato in Messico uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo sull’impiego del NeuroCytotron nei pazienti pediatrici con paralisi cerebrale. La sperimentazione, registrata su ClinicalTrials.gov con il codice NCT03743623, si è svolta a Monterrey e risulta completata; il registro descrive uno studio con assegnazione casuale tra trattamento e procedura simulata.

NeuroCytonix sostiene che i pazienti sottoposti al protocollo abbiano ottenuto miglioramenti statisticamente significativi rispetto al gruppo placebo e che l’autorità regolatoria messicana Cofepris abbia riconosciuto la conclusione formale del trial dopo la presentazione del rapporto finale. Tuttavia, la stessa azienda aveva indicato che il manoscritto con i dati completi era ancora in preparazione per l’invio a riviste scientifiche.

Al momento, i risultati dettagliati dello studio non risultano pubblicati in una rivista scientifica con revisione tra pari né riportati nel registro pubblico della sperimentazione. Di conseguenza, le affermazioni sull’efficacia del trattamento non sono verificabili attraverso dati clinici completi e sottoposti a valutazione indipendente.

Il punto, però, si fa notare da diverse parti, è che il più delle volte le famiglie con bambini in condizioni molto gravi vivono in una condizione di costante corsa contro il tempo, e quindi – indipendentemente dalle approvazioni e dall’ufficializzazione dei dati scientifici – sono disposte ad affrontare enormi sacrifici pur di offrire una chance di miglioramento ai loro figli. In una delle petizioni pubblicate per esempio sulla piattaforma ‘Change.org’ si chiede al ministro della Salute, ai dirigenti Aifa (Agenzia italiana del farmaco) e alle istituzioni sanitarie italiane l’avvio di protocolli di ricerca clinica e sperimentale anche in Italia sulla tecnologia Cytotron, facendo presente che “le famiglie italiane sono costrette a estenuanti ‘viaggi della speranza’”. Ad oggi restano aperti ancora tanti interrogativi su questa procedura sperimentale per quanto riguarda il trattamento della paralisi cerebrale, in assenza di pubblicazioni ufficiali su riviste peer review.
A inizio 2025 fece rumore il film messicano ‘Lucca’s World’, che era in quel periodo il film non in lingua inglese numero 1 sulla piattaforma di streaming Netflix. Racconta di Barbara, una madre che, determinata ad aiutare il figlio colpito da paralisi cerebrale, intraprende un viaggio in India per un trattamento sperimentale. Cytotron appunto. Sul ‘Guardian’ nella sezione degli editoriali una coppia di giornalisti che ha affrontato la stessa diagnosi per il figlio analizza le informazioni contenute nel film: “Come genitori di un bambino piccolo affetto da paralisi cerebrale, comprendiamo questa determinazione meglio di chiunque altro”, scrivono.
“Ma un’altra lezione che abbiamo imparato è l’importanza cruciale di mantenere un piede nella realtà”. La verità, avvertono, “è che per la stragrande maggioranza dei genitori che desiderano qualcosa di simile per i propri figli, ‘Lucca’s World’ è un sogno irraggiungibile”. Un poscritto del film, aggiungono poi, informa che un gruppo di investitori ha acquistato due Cytotron e aperto la prima clinica fuori dall’India. Uno di questi dispositivi, spiegano gli autori dell’editoriale, “è stato fornito all’Ospedale Pediatrico Federico Gómez di Città del Messico, che ha condotto per un breve periodo uno studio sull’utilizzo del Cytotron”. La struttura, però, “ha comunicato che lo studio è stato interrotto dopo un anno, per mancanza di progressi”.