ROMA – Una beffa. Enorme. Delusione cocente, forse atroce, perché quel che s’era costruito era tanto, pure a livello mediatico. La Roma del Gasp aveva sostanzialmente tritato il Real dell’ex Mou, per 70 minuti. Ma nel calcio, si sa, le partite durano oltre novanta minuti, ormai: per questo la vecchia volpe non muore mai, José la ribalta, 3-4 Real, incredibile ma vero.
Una gara a due volti. Padronanza, gestione, palleggio. La Roma è bella. E con personalità gioca, diverte e si diverte. Fa sognare il popolo dell’Olimpico e nonostante Mbappé ne fa tre al Real: prima De Roon da fuori, quindi doppia infilata per Malen, doppietta pure a livelli come questi. Roma sogna, calcisticamente per 70 minuti caput mundi. A tratte sfavillante, senz’altro meravigliosa.
Poi il climax. Si iniziano a far male Dybala e Koné, infortuni muscolari, ne avranno per settimane. Gasp sceglie di gestir le risorse pure dietro, togliendo Hermoso e Mancini, l’unico grave errore da matita blu che annienta una serata perfetta. Perché il Real di Mou, polveriera surclassata, alla fine con tre palle inattive la ribalta: prima Espi, quindi Endrick, quindi la più classica beffa dell’ex Rudiger sotto la Curva Sud. Alla fine applausi, ma tanto sgomento. Esulta Mou, ditino a telecamere spagnole, a mostrar d’esser ancora vivo. Ma grande rispetto alla sua gente, al popolo giallorosso, che tra Tevere e Sud gli dedicherà cori e striscioni da storia e brividi.
La Roma adesso dovrà esser brava ad interpretare e digerire bene la sconfitta. Dominato il Real, poi il blackout. Quei piazzati, che hanno fatto capire a Gasp quanto pesi chi nutre esperienza e quanto le palle inattive facciano la differenza, tra dettagli, a questi livelli. Se sistema, allora può sognare. Non può farsi adesso sbranare dalla delusione. Non s’è fatta alcuna figuraccia, semmai non s’è presa riflettori d’Europa quanto avrebbe meritato.

