Se Olanda e Spagna non potevano chiaramente più sbagliare e sono tornate non soltanto a vincere ma pure a splendere demolendo rispettivamente Arabia e Svezia, non è soltanto il Mondiali delle grandi. Anzi. Soprattutto in questa fase, in un Mondiale a 48 squadre di cui alla fine della prima scrematura della lunga fase a gironi usciranno soltanto in 16, per matrice diventa terra dei sogni per tante piccole realtà. Che finalmente hanno l’opportunità di splendere, stupire e colpire gli occhi del Pianeta calcistico.
CAPO VERDE Ecco che il weekend ha descritto due realtà isolane che non avrebbero potuto sognare maniera migliore per impattare a livelli del genere, colpire e stupire, ma soprattutto scrivere storia, a modo loro. Partiamo dalla più forte delle matricole, l’arcipelago di Capo Verde. Laggiù in pieno Atlantico, dove la cultura calcistica s’è evoluta eccome, tanti calciatori sono realtà portoghese, e per tanti anni sfiorato traguardi gloriosi già in Coppa d’Africa. Insomma, il vento prometteva bene, era di quelli giusti. Ed ai Mondiali si sono presi la scena. Dopo i miracoli di Vozinha che ha ribaltato i social dopo aver bloccato la Spagna campione d’Europa, è arrivato il 2-2 di stanotte con l’Uruguay: partita straordinariamente aperta, calcio diretto e verticale, grosso ritmo e potenza atletica, con un pizzico di qualità in più nel finale sarebbe potuto rivenir su pure il Titanic dai fondali dell’Oceano. Un gruppo H dove Capoverde resta padrona del suo destino: potrebbe bastar un pari all’ultima con l’Arabia per arrivar persino secondi, incredibile ma vero.
CURACAO La storia la fa la realtà più piccola, altresì. Curacao. Dopo i sette gol incassati dalla Germania, clamoroso 0-0 con l’Ecuador. Dick Advocaat ancora in lacrime: quell’eterno condottiero stregone le ha viste di tutte i colori in mezzo secolo di carriera, ma a 78 primavere qualcosa del genere non l’aveva mai vissuta. Primo storico punto dell’isola a nord del Venezuela ai Mondiali, assoluto orgoglio Concacaf. E fa festa eccome la Royal Family olandese, che fa proprio festa due volte: prima per gli Orange, poi per la loro storica colonia e protettorato. Il calcio, terra di mille sconfinati orizzonti.

