«Sono rimasta indignata ascoltando alcuni dibattiti in televisione sulla questione del 41 bis». Rita Dalla Chiesa, in un’intervista al “Giornale”, torna a parlare del caso Cospito. «La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la frase: “possono vedere i loro familiari soltanto una volta al mese“. I figli e parenti delle vittime di mafia e di terrorismo, però, non hanno questa fortuna. E se voglio vedere mio padre devo andare al cimitero di Parma». Poi aggiunge: «Servirebbe più responsabilità per chi affronta l’argomento in dibattiti pubblici o televisivi. Perché tra chi li ascolta possono esserci persone sensibili al tema. A volte basta un’intonazione sbagliata per veicolare un messaggio pericoloso».
Rita Dalla Chiesa: «Sembra che si voglia compatire…»
Alcuni commenti sono inaccettabili. «Sembra quasi che si voglia compatire queste persone. “Poverini!“ sembrano dire. Ma poverini cosa? Il caso di Cospito è diverso. Si tratta di una “malattia“ auto-imposta con lo sciopero della fame. Lo Stato faccia tutto il possibile per salvarlo. Ma nessuno è al di sopra della legge». Il 41 bis d’altronde è stato introdotto per interrompere il flusso di informazioni tra detenuti e



