13 Ottobre 2026

Richiedenti asilo, la Questura di Roma ostacola anche chi arriva con corridoi umanitari per le torture subite in Libia

Il caso di R., un ragazzo di ventiquattro anni arrivato in Italia lo scorso dicembre, riaccende i riflettori sull’Ufficio immigrazione di via Patini a Roma. La sua non è la storia di uno sbarco sulle coste del Sud Italia, ma quella di una persona regolarmente atterrata a Fiumicino attraverso un corridoio umanitario, frutto di un…
2 Marzo 2026

(Adnkronos) – Mentre la campagna militare congiunta di Israele e Stati Uniti contro l’Iran entra in una fase ad alta intensità, con attacchi mirati alle capacità nucleari e missilistiche di Teheran e il rischio di un allargamento regionale, il nodo centrale resta uno: qual è l’obiettivo strategico finale? Cambio di regime o neutralizzazione definitiva della minaccia? E quanto è realistico immaginare una transizione interna in Iran, considerando il peso dei Pasdaran e la struttura parallela di potere costruita negli ultimi decenni?

Per Kobi Michael, senior researcher dell’Institute for National Security Studies (Inss) presso l’Università di Tel Aviv e analista del Misgav Institute, la priorità israeliana è chiara: impedire che l’Iran torni a rappresentare una minaccia esistenziale, sul piano nucleare e balistico. Il cambio di regime è un esito auspicato, ma non può essere imposto dall’esterno: dipende dalla capacità del popolo iraniano di organizzarsi e sfruttare l’indebolimento militare del sistema. Intanto, avverte, l’eventuale coinvolgimento delle monarchie del Golfo potrebbe trasformare l’escalation in una vera coalizione regionale contro Teheran.

Professore, qual è secondo lei l’endgame di Israele e degli Stati Uniti? L’obiettivo