Fin qui, una vera e propria caporetto azzurra. Già alla fine del secondo turno, una prima scrematura che cancella tracce tricolori. C’è ancora Darderi, sì, nonché il gioiellino capitolino Flavio Cobolli. L’uomo del momento. Sì, ma solo loro. Per il resto, delusioni su delusioni.
In un’edizione US Open nata malissimo. Con l’illusione, vissuta e cavalcata, per cui Sinner potesse far in tempo, potesse in qualche modo farcela. Invece niente da fare: torna quello che diventa lo strafavorito come Carlos Alcaraz, ma stavolta è stato forfait per l’N1 al mondo. Quell’altoatesino che probabilmente riammireremo soltanto a fine mese, in Oriente.
Se probabilmente per Bellucci affacciarsi a livelli come questi iniziava ad esser troppo, subito Fritz al secondo turno per un match senza storia, fa invece decisamente più effetto constatare come prosegua in maniera così amara l’annata di Lorenzo Musetti: affrontava Sweeny, semplicemente 132° al mondo pensate, ma niente da fare. Dopo aver vinto il primo set si sgretola: apparso in condizioni fisiche deprecabili, lontano parente di sé stesso, viene letteralmente surclassato con 6-1/6-2/6-2 in fila. Senza diritto di replica, crolla colpo su colpo: condizione pessima, disordinato, tecnicamente irriconoscibile. Insomma, una Caporetto.
A render onore al Tricolore, anche stavolta, soltanto Flavio Cobolli. Il gioiello all’estate dell’esplosione, in quel Continente dove vinse ad Acapulco ed in quegli States che stanno imparando ad assaggiare la sua dimensione. E soprattutto.. le sue rimonte. Perché sembra ormai averci preso gusto: va sotto, poi rimonta. Tant’è grande la mole di fiducia e confidenza che ormai prova per sé stesso. Ed anche con Schoolkate, stesso epilogo: remuntada, tre a uno finale, adesso terzo turno in missione ottavi. Il numero sei, con prestazione da Top Five, vuol arrivare fino in fondo.

