Voterò NO alla separazione delle carriere perché credo nell’indipendenza della magistratura e nell’equilibrio del processo penale tra accusa e difesa. Quest’affermazione farà storcere il naso a qualcuno, ma se sostenere la riforma è un diritto, e noi avvocati del diritto ne siamo i primi cultori e difensori, lo è altrettanto contestarne il principio con consapevolezza, provando a spiegare, in brevi battute, cosa si può celare dietro una riforma che non separerebbe semplicemente due funzioni.
Attraverso le domande che mi pongono alcuni amici, riconosco l’assenza, nel dibattito pubblico, di un’analisi giuridica, tradotta in termini semplici, attraverso la quale la politica dovrebbe parlare alla gente comune, per spiegarle anche quali assetti costituzionali potrebbero essere modificati con questa riforma.
Nel nostro ordinamento abbiamo già, di fatto, due funzioni separate: c’è un pubblico ministero che rappresenta l’accusa e un giudice terzo che giudica. Non vi è alcuna promiscuità tra i due ruoli. È vero che per accedere alla magistratura il percorso è unico ed è anche vero che il passaggio da una funzione all’altra è ancora possibile, ma con gli anni è divenuta una
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