GENOVA – Alla fine i rimpianti diventano tutti persino giallazzurri. Per quanto prevalga e persista quel sentimento d’orgoglio per l’ennesima splendida prestazione sfornata, a viso aperto e con voce grossa, in campi così prestigiosi come quelli della massima serie. Un sogno, l’olimpo centrato e conquistato, che il Frosinone Calcio onora e si gode. Si gode il viaggio, si gode il percorso. Lo cavalca, puntando a quella prima storica salvezza per cui continua già da quest’avvio di stagione a metter meravigliosamente fieno in cascina dopo fieno in cascina.
Continuità, continuità giallazzurra. Frosinone che esce indenne da quello che poteva diventar già potenzial scontro diretto in trasferta: stoppato il Grifone, 1-1 a Marassi. Trema De Rossi, che sblocca la classifica ma che resta ancora a caccia della prima vittoria stagionale. Trema anche perché va sotto, stavolta timbra Kvernadze, qualcuno che punta a proseguir tradizione georgiana dal solco lasciato da queste parti da un certo Kvara.
Una gara in cui succede tanto: primo rigore dell’anno, prima espulsione della stagione, soltanto alla quarta giornata pensate. Entrambi di marca genoana: prima sbaglia dal dischetto Colombo, quindi pareggia Vasquez ad inizio ripresa, quindi espulso proprio il braccetto messicano. A quel punto, al tramonto della sfida, nasce proprio la gara perfetta per il Frosinone d’Alvini: occasioni, almeno tre belle nitide, ma niente controsorpasso.
Finisce 1-1, un punteggio che lascia sì qualche amaro in bocca per non esser riusciti a sfruttar le chances per il colpo grosso nel finale, ma che comunque significa tanto, tantissimo a livello di note positive. Personalità, calcio, espressione: l’orchestra Alvini viaggia, diverte, ma al contempo porta pure a casa punti e risultati.

