27 Giugno 2026

Ravanello selvatico: alla riscoperta delle ramoracce (che puoi anche mangiare)

C’è un’erba selvatica che profuma di campagna, di mani ruvide e di gesti antichi. Nei mercati dei Castelli Romani compare ancora, timida ma tenace, con le foglie verdi e pelose. La chiamano ramoraccia, o forse ramoraccio, ramuraccia, ramolaccio, tanti nomi per un solo protagonista. Il nome botanico è Raphanus raphanistrum, ossia il ravanello selvatico. Cresce...
2 Agosto 2025
plinio il vecchio.jpg

C’è un’erba selvatica che profuma di campagna, di mani ruvide e di gesti antichi. Nei mercati dei Castelli Romani compare ancora, timida ma tenace, con le foglie verdi e pelose. La chiamano ramoraccia, o forse ramoraccio, ramuraccia, ramolaccio, tanti nomi per un solo protagonista. Il nome botanico è Raphanus raphanistrum, ossia il ravanello selvatico. Cresce spontanea nei campi, tra i filari abbandonati e gli argini di terra, lì dove l’occhio distratto vede solo le sterpaglie.

Eppure, quella pianta che la scienza considera “terofita scaposa”, per la cucina popolare del Lazio è un ingrediente prezioso. Anzi, un vero e proprio pilastro. Le foglie – e solo quelle – finiscono nei piatti. Non le radici, che restano nel terreno o si gettano via. Le foglie, invece, ricordano per sapore quelle del broccoletto, anche se più gentili, meno aggressive e molto più versatili.

Una storia che affonda nei secoli

Ritratto di Plinio il Vecchio @wikipedia

I ramoracci non sono una scoperta recente, visto che già gli antichi Romani li conoscevano. O, meglio, li snobbavano, perché le foglie erano considerate “cibus illiberalis”, cibo da