21 Settembre 2026

Quello che la Ue bellicista non dice: reti di trasporto e infrastrutture strategiche sono in mano a potenze extra-europee (in particolare la Cina). Ecco quali

Il piano, sempre più esplicito, di preparazione alla guerra dell’Unione europea non riguarda solo il riarmo in senso stretto, ma investe anche il mondo dei trasporti: infrastrutture e transito di uomini e mezzi. Capisaldi di questo piano sono la Mobilità militare e il Libro bianco della difesa: entrambi i documenti pongono l’accento sui problemi strutturali…
3 Febbraio 2026

Il piano, sempre più esplicito, di preparazione alla guerra dell’Unione europea non riguarda solo il riarmo in senso stretto, ma investe anche il mondo dei trasporti: infrastrutture e transito di uomini e mezzi. Capisaldi di questo piano sono la Mobilità militare e il Libro bianco della difesa: entrambi i documenti pongono l’accento sui problemi strutturali e burocratici che limitano gli spostamenti degli eserciti in Europa e sulla necessità di creare un quadro comune di gestione delle crisi anche dal punto di vista della mobilità. Ma l’Europa, nel pieno del suo delirio bellicista, dimentica un aspetto decisivo: alcune delle infrastrutture strategiche non sono più controllate pienamente da Paesi o aziende Ue a seguito delle politiche di liberalizzazione e privatizzazione volute proprio da Bruxelles.

Fin dall’inizio degli anni Duemila, infatti, l’Ue ha promosso una serie di riforme per stimolare la creazione di un mercato libero e competitivo a livello comunitario, sottraendo di fatto ai governi nazionali la gestione e in alcuni casi anche la proprietà delle reti di trasporto. Queste politiche hanno anche aumentato la frammentazione e la moltiplicazione delle compagnie coinvolte