Il comune più economico d’Italia per acquistare una casa si trova in provincia di Biella, in Piemonte. Si tratta di Mosso, dove il prezzo medio di vendita è di 331 euro al metro quadrato, il valore più basso registrato nel Paese. Il podio di questa particolare classifica si chiude con due centri siciliani: Mussomeli, in provincia di Caltanissetta, con 363 euro/mq, e Grammichele, in provincia di Catania, con una richiesta media di 382 euro/mq. Questi sono gli unici tre comuni italiani in cui il prezzo al metro quadro resta sotto i 400 euro.
Oltre alle prime tre posizioni, esistono numerose altre località con prezzi medi di vendita delle abitazioni nettamente inferiori alla media nazionale, pari a 1.903 euro/mq. A rendering questi dati è uno studio di idealista, basato sull’andamento dei prezzi nel secondo trimestre del 2026.
Appena sopra la soglia dei 400 euro si collocano: Partanna (Trapani, 415 euro/mq), Sermide e Felonica (Mantova, 468 euro/mq), Borgorose (Rieti, 472 euro/mq), Salice Salentino (Lecce, 473 euro/mq), Cerda (Palermo, 476 euro/mq) e Castell’Azzara (Grosseto, 479 euro/mq). Completano l’elenco dei comuni sotto i 500 euro San Donaci e Collepasso, entrambi in provincia di Lecce (486 euro/mq), Macomer (Nuoro, 487 euro/mq) e San Giovanni in Fiore (Cosenza, 490 euro/mq).
Proseguendo nella graduatoria si trovano: Petralia Soprana (Palermo, 502 euro/mq), Melissano (Lecce, 503 euro/mq), Grassano (Matera, 504 euro/mq), Paesana (510 euro/mq) e Viola (513 euro/mq), entrambe in provincia di Cuneo, Cianciana (Agrigento, 515 euro/mq), Comiso (Ragusa, 523 euro/mq), Sambuca di Sicilia (Agrigento, 525 euro/mq), Capistrello (L’Aquila, 526 euro/mq), Favara (Agrigento, 527 euro/mq) e, infine, Sanfront (528 euro/mq) e Ceva (536 euro/mq), sempre in provincia di Cuneo.
In tutti questi casi, la differenza tra i prezzi registrati e le medie regionali è molto marcata. Il divario più ampio si osserva a Castell’Azzara rispetto alla Toscana (−81%) e a Sermide e Felonica rispetto alla Lombardia (−81%), seguiti da Borgorose rispetto al Lazio (−79%). Lo scarto minore si registra invece tra San Giovanni in Fiore e la Calabria (−47%) e tra Comiso, Sambuca di Sicilia e Favara rispetto alla Sicilia (−49% ciascuno).

