Ho già segnalato come l’agenda mediale della cultura in Italia sia spesso distratta da gossip e red carpet, trascurando notizie che sono invece significative: può sembrare incredibile, ma nessun quotidiano a stampa ha rilanciato l’annuncio che la gestazione dell’intesa tra Ministero della Cultura e Ministero della Salute per prescrivere l’arte come cura sta per giungere al termine. Il 5 febbraio la Conferenza Stato-Regioni ha sostanzialmente approvato lo schema di “Protocollo d’intesa”, che sta per essere sottoposto alla firma dei titolari dei due dicasteri, Alessandro Giuli (Fratelli d’Italia) e Orazio Squillaci (ministro tecnico, medico già Rettore dell’Università di Roma Tor Vergata).
In altri Paesi, da decenni le istituzioni hanno recepito quel che la letteratura scientifica (anche a livello Oms – World Health Organization) ha dimostrato, pure in ambito medico, ovvero il potere benefico, curativo, terapeutico, delle arti, dello spettacolo, della cultura. In Italia, le istituzioni stanno finalmente maturando una (tardiva) coscienza delle potenzialità di cura e di prevenzione della cultura, vantaggiose sia in termini psico-sociali (cura, terapia, prevenzione) sia in termini economici (riduzione delle future patologie e delle varie forme di
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