Sono soltanto due, esattamente come in Serie A, le massime realtà a punteggio pieno anche in Premier dopo quattro giornate. E sono le stesse che, fuorché Liverpool di Slot edizione 2025, si sono combattute tutto l’ultimo quinquennio di scettro britannico. Per la Premier, per questo, si va già verso l’ennesimo testa a testa tra Arsenal e Manchester City. Quello che l’anno scorso, dopo tanti tentativi, ha premiato i Gunners d’Arteta, che hanno rovinato l’ultimo di Guardiola in Premier League.
ANCORA LORO? Per arrivare fino in fondo, soprattutto in NBA ed a quei ritmi forsennati, impossibile esprimere sempre il miglior calcio. Anche perché soprattutto l’anno scorso ha vinto la squadra più forte, più tosta, difensivamente più solida. Ecco perché a volte serve pur vincere sporcandosi le mani, portando a casa tre punti magari di misura, indipendentemente dalle maniere e dall’estetica. Il successo del Man City di Maresca nel derby di Manchester per 70 minuti in inferiorità numerica spiega proprio questo. Sotto quest’aspetto l’Arsenal non aveva invece bisogno di spiegar nulla e, dopo aver sfruttato i guantoni di Raya che ipnotizzava pure Le Fee, è passata a Sunderland grazie al siluro di Guimaraes, l’ex Newcastle che ha deciso di castigare ancora una volta i Black Cats.
NUOVE CREATURE 12 a 12 dunque, lassù. Ognuna già mostrante prove di forza non indifferenti. A differenza di tutte le altre neo creature: dal Chelsea di Alonso al Liverpool di Areola, proprio creature appena nate, inseguenti filosofia e proprio per questo ancora balbettanti. Sono dietro, lotteranno per la prossima Champions. Non decolla minimamente invece il Tottenham di De Zerbi, nemmeno balbettante e persino continua, ancora senza segnare, ancora pertanto senza vittorie all’attivo e sul fondo classifica malgrado i tanti, tantissimi sodi spesi in estate.

