Il prezzo del petrolio sale di quasi il 2% dopo i nuovi scontri militari tra Stati Uniti e Iran e le minacce di un blocco navale contro l’Arabia Saudita lanciate dagli Houthi yemeniti. I contratti future sul Brent guadagnano l’1,7%, portandosi a 90,8 dollari al barile, mentre quelli sul Wti crescono dell’1,8%, arrivando a 83,9 dollari. “Il calo delle esportazioni attraverso lo Stretto di Hormuz, insieme ai timori per una possibile interruzione delle forniture petrolifere dal Mar Rosso, sta dando un moderato sostegno alle quotazioni”, ha spiegato Giovanni Staunovo, analista di Ubs.
Nella notte le forze statunitensi hanno colpito con raid aerei alcuni obiettivi nel sud dell’Iran, dopo che il presidente Donald Trump aveva avvertito che Teheran avrebbe pagato caro la morte dei soldati americani. In risposta, l’Iran ha attaccato basi statunitensi in Bahrein, Kuwait e Giordania. Una petroliera in transito nello Stretto di Hormuz ha inoltre segnalato di essere stata raggiunta da un colpo di provenienza non identificata, tanto da spingere l’equipaggio ad abbandonare la nave e a trasferirsi su una scialuppa di salvataggio: lo ha reso noto martedì l’agenzia britannica Maritime Trade Operations, che monitora le rotte commerciali marittime, segnalando anche un ulteriore calo dei passaggi navali nell’area.

