Perché sulle riaperture ha “vinto” Speranza

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Già il 15 aprile scorso le autorità sanitarie della mia piccola Umbria dichiaravano che quasi 300 persone vaccinate erano risultate positive al Sars-Cov-2.

Ciò dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che oramai il virus è endemico, ossia si è stallato stabilmente nella comunità umana e, al pari di altri suoi virus ad Rna, circola liberamente a prescindere dai nostri costosissimi tentativi di bloccarlo.

Curare è meglio che chiudere

Ma dato che tutti i numeri della pandemia ci dicono che sia oramai in atto da tempo il fenomeno naturale del cosiddetto coadattamento, con un coronavirus che muta in un senso sempre meno aggressivo, l’unica vera risposta che possiamo dare è quella sanitaria, curando l’esigua aliquota di malati gravi e consentendo all’enorme platea degli asintomatici di vivere liberamente. Invece continuiamo a subire un regime di restrizioni, a mio avviso in gran parte insensate e quindi autodistruttive, che viene attenuato con una lentezza esasperante. Tant’è che l’odiato coprifuoco verrà eliminato del tutto, dopo due assurdi passaggi in cui viene solo allungato di un’ora, solo il 21 giugno, mentre resterà in vigore ancora per un tempo indeterminato l’assurdità della mascherina all’aperto.

Draghi più duro di Conte

Tuttavia rispetto alle riaperture dello scorso anno, nell’era di Giuseppe Conte, le misure sembrano decisamente più dure, visto che non c’era il coprifuoco e né le mascherine all’aperto. E nemmeno il green pass sanitario – che consiste in un certificato di vaccinazione, guarigione o tampone negativo nelle 48 ore precedenti – per partecipare alle feste di matrimonio, tanto per citare una delle misure previste con l’ultimo decreto del governo Draghi. Un decreto che ribadisce la linea della gradualità più volte sostenuta dal premier. Una linea la quale, ahinoi, riafferma in realtà l’assoluta subalternità alle componenti più rigide della sua maggioranza, capeggiate dall’impresentabile ministro della Salute, Roberto Speranza, e al Comitato tecnico scientifico.

Si pensi che nello stesso decreto “riaperture”, ad esempio in merito agli eventi al chiuso ed all’aperto, viene rimarcato che il medesimo Comitato tecnico scientifico stabilirà in modo insindacabile il numero massimo dei partecipanti. In sostanza si tratta di un agghiacciante contingentamento delle nostre libertà che, come disse paradossalmente Alessandro Meluzzi all’inizio di questa tragica vicenda, nemmeno 20 milioni di morti potrebbe giustificare. Anche perché ciò che ci stanno imponendo ancora per decreto non è assolutamente vita.

Claudio Romiti, 20 maggio 2021

Fonte: Nicola Porro.it

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