Almeno 150 petroliere ferme nelle acque aperte del Golfo. È la prima fotografia concreta degli effetti della decisione annunciata sabato sera dai Pasdaran dopo gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele: la chiusura dello Stretto di Hormuz. Gli effetti sui prezzi si vedranno con l’apertura delle contrattazioni lunedì mattina. Secondo Bloomberg, quello che si profila è “uno scenario da incubo per i mercati globali”. La chiusura dello Stretto di Hormuz annunciata dall’Iran dopo gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele è una prima assoluta e può innescare un effetto domino che, partendo dal settore energetico, finirebbe per travolgere il potere d’acquisto delle famiglie facendo nuovamente esplodere l’inflazione. Con probabili conseguenze sugli stessi equilibri interni degli Usa, dove il tema dell’andamento dei prezzi è caldissimo e a novembre si vota per il Midterm. In più i Paesi importatori subirebbero pesanti pressioni sui conti pubblici e sulla crescita economica. I grandi produttori hanno tentato di correre ai ripari decidendo, domenica, un aumento della produzione. Che potrebbe però servire a poco se le forniture non potranno uscire dal Golfo Persico.
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