Sulla carta non avrebbe avuto nulla di catalano. Nulla, neppure le origini. Anzi, nato a Madrid. Cresciuto a Villarreal, tornato per esplodere proprio con l’Atletico. Un altro motivo affinchè non sarebbe mai stato Real. Non poteva essere, mai.
Rodri ha scelto di percorrere e vivere il matrimonio del suo destino. Plasmato a tinte blaugrana dal mentore di sempre, Pep Guardiola, non sarebbe potuto esser altrimenti. A 30 anni sarebbe tornato in patria, ma non sarebbe mai potuto finire altrove. Perchè Pep resta Barcellona. E gli ha insegnato l’evoluzione di Busquets, tanto da farlo diventare il mediano più geniale e completo al mondo.. tanto da farlo diventare Pallone d’Oro. Lui, anni ed anni di Manchester, culminato con Treble, preludio del riconoscimento personale più prestigioso per la carriera di un calciatore in Europa.
S’è preso pure il Mondiale, nel frattempo Pep ha lasciato Manchester, ha chiesto ed ottenuto la stessa cosa. Il City, per gratitudine, non poteva che accontentarlo. Il Barcellona l’ha pagato 60 milioni coi soldi di Ferran, appena atterrato ha espresso entusiasta la voglia di vincere tutto. Arriva a 30 anni, ancora tanta voglia d’esser protagonista, il Barca prende una colonna come quelle del decennio precedente. Quella è la dimensione, d’altronde.
Firmin gli ha pure lasciato la 16, in onore ad una istituzione. Rodri calcherà il Camp Nou, ma impiegherà qualche secondo a prenderselo, non di più. Figura gigantesca. Col mentore tornato proprio lì, in patria, in Catalogna, chissà che non possa esser occasione per restar vicini, sempre

