21 Agosto 2026

Palermo – Sequestro di scooter elettrici irregolari: maxi operazione della Guardia di finanza

PALERMO - I finanzieri del comando provinciale di Palermo hanno eseguito un provvedimento emesso dal gip del Tribunale di Palmi, su delega della locale Procura della Repubblica, disponendo il sequestro su tutto il territorio nazionale di un ingente quantitativo di scooter elettrici commercializzati come biciclette a pedalata assistita, ma in realtà non conformi alla marcatura…
30 Luglio 2026

PALERMO – I finanzieri del comando provinciale di Palermo hanno eseguito un provvedimento emesso dal gip del Tribunale di Palmi, su delega della locale Procura della Repubblica, disponendo il sequestro su tutto il territorio nazionale di un ingente quantitativo di scooter elettrici commercializzati come biciclette a pedalata assistita, ma in realtà non conformi alla marcatura CE e quindi non sicuri per la circolazione e potenzialmente pericolosi per la salute dei consumatori.

Nel procedimento risultano indagati un imprenditore palermitano e una società, nell’ambito della responsabilità degli enti, per i reati di frode in commercio e falso in atto pubblico. L’operazione, che ha richiesto un ampio dispiegamento di forze e il coinvolgimento anche delle Fiamme Gialle di Calabria, Campania, Puglia, Lombardia, Sardegna e Toscana, ha permesso di sottoporre a sequestro, presso magazzini di grossisti e rivenditori al dettaglio distribuiti in tutta Italia, migliaia di mezzi importati dall’estero e non rispondenti alle prescrizioni previste dalla normativa europea e nazionale di settore.

Questi scooter elettrici, immessi sul mercato come biciclette a pedalata assistita, pur avendo un aspetto esteriore simile, sarebbero stati spesso oggetto di modifiche tali da alterarne le caratteristiche tecniche, consentendone la circolazione sulle strade italiane senza targa né omologazione. Le e-bike, note anche come EPAC, sono infatti dotate di un motore elettrico ausiliario con potenza massima di 250 Watt, il cui supporto si interrompe o si riduce progressivamente quando il ciclista smette di pedalare e comunque prima del raggiungimento dei 25 km/h. Tali mezzi sono soggetti alla direttiva europea 2006/42/CE, la cosiddetta “Direttiva Macchine”, che ne disciplina la produzione attraverso procedure finalizzate a garantire sicurezza, conformità e tutela della salute, requisiti indispensabili per la loro commercializzazione, che deve essere accompagnata da idonea documentazione.

Nel dettaglio, l’attività investigativa condotta dai finanzieri palermitani, con il supporto dei colleghi del Gruppo di Gioia Tauro, avrebbe fatto emergere rilevanti carenze formali e sostanziali nella documentazione presentata da un imprenditore palermitano e attestante la presunta conformità alle norme di sicurezza delle e-bike importate dalla Cina.

La stessa documentazione sarebbe stata utilizzata, dal 2023 a oggi, per l’importazione di almeno 6.885 veicoli presso gli uffici doganali competenti per le procedure di sdoganamento e immissione in libera pratica. Gli uffici, indotti in errore dalla documentazione ritenuta falsa o comunque non veritiera, avrebbero quindi emesso i relativi provvedimenti di svincolo dei velocipedi non sicuri, per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro.

I successivi riscontri, effettuati anche con il contributo dei ministeri competenti, delle Infrastrutture e del Made in Italy, oltre che delle associazioni di categoria, avrebbero poi rivelato un sistema di certificazioni ingannevole, fondato su fascicoli tecnici privi, tra l’altro, dei disegni complessivi della macchina e degli schemi dei circuiti di comando, dei disegni dettagliati corredati da note di calcolo e risultati di prova, della documentazione sulla valutazione dei rischi, delle norme e specifiche tecniche applicate e delle relazioni sugli esiti dei test, nonché delle misure adottate in relazione agli usi scorretti prevedibili e alla modificabilità dei veicoli.

Parallelamente, sono in corso ulteriori approfondimenti per verificare eventuali violazioni di natura amministrativa, con riferimento alle disposizioni del Codice del consumo in materia di pratiche commerciali scorrette o ingannevoli, poste in essere dagli esercenti attraverso siti internet e social network. Gli esiti saranno sottoposti al vaglio delle autorità competenti, con la collaborazione del Nucleo speciale Antitrust e del Nucleo speciale Beni e Servizi della Guardia di finanza.