30 Giugno 2026

Padre Zanotelli, psicosi anti-Meloni: sciopero della fame contro il “suprematismo bianco” del governo

Padre Alex Zanotelli annuncia il digiuno e sit-in per il prossimo 10 dicembre giornata mondiale dei diritti umani. Ma il suo digiuno avrà una particolare caratteristica. Si tratta a suo dire di una protesta contro il “suprematismo bianco” che Giorgia Meloni incarna indirizzando le politiche migratorie del governo italiano.  “E’ ormai chiara la posizione della…
28 Novembre 2022
Zanotelli
Zanotelli

Padre Alex Zanotelli annuncia il digiuno e sit-in per il prossimo 10 dicembre giornata mondiale dei diritti umani. Ma il suo digiuno avrà una particolare caratteristica. Si tratta a suo dire di una protesta contro il “suprematismo bianco” che Giorgia Meloni incarna indirizzando le politiche migratorie del governo italiano.  “E’ ormai chiara la posizione della Meloni: dichiarazione di guerra alle navi salvavita che ha definito ‘navi pirata’. Nel delirio del frate comboniano quello attuale sarebbe “un governo di ultradestra che incarna quel male oscuro che è il suprematismo bianco”.

Non arretra dinanzi a parole estreme padre Zanotelli. Del resto si tratta dello stesso personaggio che incolpò dell’orribile omicidio di Willy Monteiro i capi del centrodestra italiano accusando la “predicazione d’odio” di Meloni e Salvini. Così non si vergogna adesso di definire Meloni come una sorte di seguace del Ku Klux Klan. Una cosa è il patriottismo e un’altra il suprematismo bianco, che si fonda su un’idoelogia razzista.

Non è del resto la prima volta che questo “prete rosso” usa la questione dei migranti per fare propaganda politica mascherata da umanitarismo. Da ultimo si è scagliato contro il film ‘L’Urlo’ Michelangelo Severgnini, approvandone la censura al Festival del cinema dei diritti umani di Napoli.

Punto centrale del documentario è che i migranti-schiavi “intrappolati” e sfruttati in Libia, “non ci pensano nemmeno a venire in Europa” rischiando la vita su imbarcazioni di fortuna, ma “vogliono tornare a casa” e questa, per Severgnini, è “la verità che nessuno vuole ammettere”. “E non è così irragionevole voler tornare a casa – spiega il regista -, perché se si sono spostati verso la Libia, non è perché stavano nel dilemma ‘o Europa o morte’, come vogliono farci credere le Ong, ma semplicemente perché ingannati, perché qualcuno