Sono due i contenuti parallelamente espressi dall’ultima domenica di Serie A. In queste righe che più che mera cronaca sportiva hanno il compito di argomentare, descrivere in sfumature da editoriale, quanto accaduto. La notte dell’orgoglio della Lazio, quella della probabile bandiera bianca milanista in chiave Scudetto.
Merita un paragrafo la Lazio. O meglio, il popolo biancoceleste. “Ultimo atto d’Amore”, così era stata definita la scelta della Curva Nord di tornare a popolare gli spalti dell’Olimpico dopo oltre un mese d’assenza e contestazione, che tornerà ad esser tale. Soltanto per far capire a patron Lotito quanto e come la gente ed un Olimpico così possano fare la differenza. La gara perfetta, nonostante defezioni: bel primo tempo, quindi ripresa d’eroica resistenza. Alla fine urlo liberatorio. Lotito perde e Sarri vince, agli occhi del popolo. Idolatrato, volerà sotto la Nord con sciarpa biancoceleste in alto.
Dall’altra parte, sul più bello, ancora punti persi per strada quando quel percorso, proprio adesso, avrebbe dovuto narrare l’accelerazione post derby. L’occasione dopo il pari dell’Atalanta a San Siro con l’Inter era francamente troppo ghiotta: tornare a cinque punti di distanza avrebbe significato campionato completamente riaperto. Invece così non è andata, nemmeno per il sogno. Il Milan ha creato nella ripresa, ma sempre di mischia e confusione: non ha espresso e ci può stare, ma non ha messo nemmeno mordente o cattiveria. Soprattutto nella prima frazione superficialità che non puoi permetterti, quando invece dovresti sbranare: proprio nel lessico allegriano, a dispetto di qualsiasi tipo d’espressione tecnica, avresti dovuto strappar via il risultato in qualsiasi maniera. Invece niente di tutto questo: tifosi inferociti. E per l’Inter quel pari diventa persino punto guadagnato: il Milan ha di fatto mollato la presa, scivolando ad otto punti di distanza. 99.9% campionato finito.


