Il filo conduttore dell’armonia. La promessa che gli atleti sarebbero stati al centro di tutto. Invece sia la pace – valore fondante delle Olimpiadi – sia gli sportivi sono in qualche modo finiti in un angolo. Con la cerimonia d’apertura dei Giochi invernali di Milano-Cortina 2026, l’Italia ha voluto mostrare al mondo le sue bellezze: il paesaggio, la storia, la cultura, l’arte, la moda, la musica e la letteratura. Lo spettacolo non è mancato, ma l’inizio della celebre sfilata degli atleti ha messo subito a nudo i limiti di una cerimonia diffusa: a San Siro, cuore dell’evento, per infiniti minuti hanno marciato solo i cartelli dei Paesi presenti, con al massimo un paio di atleti al seguito. Gli unici acuti sono stati i fischi (leggeri) per Israele e quelli ben più nitidi per J. D. Vance, vicepresidente degli Usa. Poi ci ha provato la delegazione italiana a riaccendere l’entusiasmo. Dopo quasi tre ore e mezza di cerimonia, il momento dell’accensione del braciere olimpico, all’Arco della Pace e a Cortina. Mentre gli spalti di San Siro già cominciavano a svuotarsi, come
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