COMO – Il giorno dopo in città non si parla d’altro. Il giorno dopo chiunque parla di una notte vissute per l’eternità, nel corso della propria storia novecentesca probabilmente soltanto sognata. Un decennio fa fantascienza, più che utopia. Col Como che faticava nella serie minori, che navigava tra mari tempestosi e terre polverose della Lega Pro, che non sapeva qual futuro e pur la Serie B sembrava un miraggio.
Fino a stanotte, per la prima volta nel corso della storia le dolcissime e clamorose note della Uefa Champions League al Sinigaglia. Una notte in cui quelle stelle, le più prestigiose del calcio europeo, illuminavano quelle rime del Lago, storicamente famose per altri motivi ma mai per motivi calcistico/sportivi. Ed invece è tutto vero. Il debutto davanti alla propria città, soltanto 15mila persone ma esclusivamente tifosi veri e.. secolari: quelli più fedeli, quelli a cui Suwarso e dirigenza hanno lasciato spazio in Tribuna Autorità, gesto commovente a permetter loro d’assistere a qualcosa di galattico e sensazionale.
Ed il Como di Fabregas, rimasto in sella e fedele al progetto perché conquistato sul campo quanto desiderato (proprio quella musichetta lì..), ha brillato. Senza sentir pressione; o forse sì, danzandoci. Danzandoci su. Esprimendo le proprie trame e stupendo chiunque, Lipsia su tutti. Espressione stupefacente e prima storica in Champions forza quattro: poker netto, un 4-1 che resterà per sempre nella storia non soltanto del Como ma proprio dello sport lariano. Il Como è diventato grande, il Como vola, il Como è realtà europea. E come Bel Paese, ne dobbiamo restar tutti orgogliosi.

