Quando parla della sua recente visita davanti ai cancelli di Mirafiori, quasi gli brillano gli occhi. “Perché la mia storia è quella di Enrico Berlinguer e, nel 1990, ho fatto in tempo a candidarmi col Pci: non c’è nulla di cui vergognarsi”. In questo passaggio, Stefano Bonaccini lancia parecchi messaggi. Il primo è alla base, alla “forza popolare” da cui vuole ripartire. Il secondo è a Conte che, qualche giorno fa, ha dichiarato di portare avanti le battaglie dell’iconico segretario comunista. Nella sua intervista a Formiche.net il governatore emiliano-romagnolo (in corsa per la segreteria nazionale del Pd) non lesina critiche al governo, ma al contempo non gli è difficile ammettere che “Giorgia Meloni ha fatto bene ad andare in Europa e a chiedere aiuto per la gestione dei migranti”.
Presidente, partiamo dal caso Cospito. Lei sposa la linea dura della richiesta di dimissioni per gli esponenti di FdI?
Partiamo da un presupposto: per me l’istituto del 41 bis è fondamentale e ha garantito un’azione efficace contro la mafia, il terrorismo e l’eversione. Dunque non è in discussione. Anzi, mi fa


