Sono ore tumultuose in Germania. Se la squadra s’appresta a liberar quartier generale e prendere nelle prossime ore il primo volo diretto transoceanico per tornare in patria dopo la grossa delusione di una rigorata persa in maniera così dolorosa come quella col Paraguay che ha chiuso così prematuramente la kermesse mondiale, tra stampa e soprattutto opinione pubblica grandina letteralmente sulla figura di Nagelsmann.
Anni fa, tra Lipsia e Bayern, rappresentava quasi per antonomasia l’espressione del nuovo che avanza, in Germania. Ecco perché, proprio come volto di una nuova corrente ma guidata dall’ambizione del primeggiar sempre, gli era stata affidata la ricostruzione del movimento della nazionale tedesca dopo il fallimento di Russia 2018. Ma dopo la stessa eliminazione alla fase a gironi di Qatar 2022, non è arrivato alcuno squillo o tantomeno dignitoso cammino nemmeno in America: stavolta la Germania ha superato sì la fase a gironi a differenza delle due precedenti edizioni, ma s’è fermata subito ai sedicesimi di finale.
Ecco che spunta subito il grosso nome. Anche perché nel calcio, in questi casi, si chiede sempre e rischia altrettanto di pagar la testa dell’allenatore. Nagelsmann ha già detto che non si dimetterà, non è da lui. Vuol rilanciare, ma difficile gli sarà data un’altra possibilità. Nei prossimi giorni, se non già nelle prossime ore, la Federazione prenderà la decisione finale: si va sempre più verso l’esonero.
E spunta già un nome grosso, forte. Innanzitutto per sollevazione popolare, ma sentimento che evidentemente specchia il desiderio della stessa Federazione: Jurgen Klopp, la massima espressione degli allenatori del calcio tedesco. Che da anni non allena più squadre di club: voleva un break, un ruolo da coordinatore semmai, come quello assunto nel circuito Red Bull. Fare il commissario tecnico sarebbe già più consono, in più difficilmente volterebbe le spalle alla sua patria ed alla sua Federazione: occhio a Jurgen dunque, porte apertissime e suggestione sempre più concreta e folgorante.

