Mistero fu. Non solo mediatico, ma anche chiaramente percettibile, fisico, evidente. Quella macchia di sangue che spunta dalla scarpa, quel piedino insanguinato che per lunghi tratti ha preoccupato un pochino tutti. Sinner ha debuttato a Wimbledon, quella Wimbledon che l’anno scorso registrò il suo più grande ritorno di fiamma, con un successo storico e forse quello più atteso per tutto lo sport italiano, nel tempio tricolore.
Sinner è tornato. Ingresso in campo da campione in carica, momento di grande onore e prestigio per tutto il tennis azzurro. Poi però c’è stata gara, eccome. Molto di più di quello che si pensasse, con Kecmanovic. Che addirittura va avanti. Sinner mette paura, stavolta nell’accezione negativa: scivola, si fa male, sembra crollar colpo su colpo. Ma se sei numero uno al mondo, gigantesco, ti rialzi e ribalti: 6-3 e 6-2 a portarsi a casa un 3-2 pesantissimo per proseguire un cammino appena iniziato evitando lo scivolone, stavolta mediatico, al primo turno.
Ma c’è stata quella macchietta lì. Sul piedino. Che dopo la caduta sembrava in qualche modo avesse a che far proprio con lo scivolone. Invece nel post gara Sinner tranquillizzerà tutti i suoi fan: parlerà di un’unghia difettosa, da curare, ma che non desta preoccupazione. Al secondo turno c’è Borges, che già prova a lanciar prime frecciatine spedendo pressione tutta sull’altoatesino. Che ne ha viste e vissute troppe, però, per farsi impensierire da questi giochini. Domani la sfida al secondo turno, oggi intanto partono Cobolli e Berrettini.

