MILANO – Milano risulta la provincia più sportiva d’Italia secondo la 20ª edizione dell’Indice di Sportività, curato da Pts Sport e diffuso da Il Sole 24 Ore. Un traguardo che rende orgoglioso il sindaco Giuseppe Sala, il quale sottolinea però che resta ancora molto da fare, in particolare sul fronte degli impianti sportivi. “Siamo molto soddisfatti, ma è chiaro che non possiamo dire che tutto va bene, c’è tanto lavoro ancora da fare – ha spiegato il primo cittadino collegato in diretta sul sito del Sole -. I milanesi sono molto esigenti e incalzano sempre, chiedono di fare meglio, di rimettere a posto gli impianti, di dare spazio allo sport. Abbiamo fatto tante cose bene, abbiamo investito ma abbiamo anche delle problematiche”. Tra queste, la questione delle piscine, oggetto anche di proteste per il numero ridotto di strutture aperte durante la stagione estiva. “I milanesi ci stanno incalzando sulla gestione delle piscine – ha ammesso Sala -. Gestire il nuoto è difficilissimo, poi negli ultimi anni coi costi energetici è diventato ancora più difficile prendersi carico di una piscina e garantire anche dei prezzi a cui la cittadinanza è abituata. Siamo in una fase in cui non sono quante vorremmo le piscine aperte”. Il sindaco ha annunciato che entro il prossimo anno, prima della conclusione del suo mandato, sarà riaperto il Lido, grazie a un accordo tra pubblico e privato. Ha inoltre aggiunto che “con la fine del mandato arriveremo ad aprire e sistemare una serie di impianti su cui abbiamo lavorato in questi anni”.
Le Olimpiadi invernali hanno lasciato in dote alla città diverse strutture, tra cui il Villaggio olimpico, destinato a diventare uno studentato, e l’Arena di Santa Giulia; l’hockey su ghiaccio tornerà inoltre protagonista grazie alla Fondazione Fiera Milano, che metterà a disposizione prima un impianto temporaneo e successivamente una struttura permanente. Sala vorrebbe lasciare un segno anche in vista del futuro sindaco. “È un progetto che si chiama Generazione Sport, con cui forniamo 750 voucher ai giovani che sono appassionati di uno sport perché il vero rischio è l’abbandono dello sport in età ancora giovanile e forse in età scolastica”, ha concluso.

