La donna, 56 anni, è accusata di omicidio aggravato dal vincolo di parentela. Avrebbe ammesso di aver immobilizzato il padre per contenerne le crisi ed evitare che le urla disturbassero i vicini. Disposta l’autopsia.
MILANO – Un uomo di 87 anni è morto nel suo appartamento di via don Giovanni Calabria, nel quartiere Cimiano, a Milano, dopo essere stato legato al letto e imbavagliato. Per la morte di Carlo Jacob è stata arrestata la figlia Giovanna, 56 anni, che viveva con lui e lo assisteva. L’accusa è di omicidio aggravato dal vincolo di parentela. Secondo la prima ricostruzione, l’anziano sarebbe deceduto per soffocamento; l’autopsia dovrà chiarire con precisione le cause della morte.
La telefonata ai soccorsi
L’allarme è scattato nel pomeriggio di domenica 25 ottobre, intorno alle 15. A chiamare il numero unico di emergenza è stata la stessa donna: «Venite subito, forse ho ucciso mio padre», avrebbe detto chiedendo aiuto. Quando i sanitari sono arrivati nell’abitazione, per l’ottantasettenne non c’era più nulla da fare.
I carabinieri del Nucleo Radiomobile e della Compagnia Porta Monforte hanno trovato il corpo sul letto. Nella stanza erano presenti cotone, nastro adesivo e legacci, materiale che sarebbe stato utilizzato per immobilizzare l’uomo e impedirgli di urlare.
Il racconto della figlia
Secondo quanto riferito dal Giorno, il padre soffriva di una grave demenza vascolare, aveva difficoltà a camminare e manifestava frequenti crisi comportamentali. La figlia avrebbe raccontato di aver iniziato nelle settimane precedenti a legarlo e imbavagliarlo per contenerne l’agitazione ed evitare che le urla disturbassero gli altri condomini.
La donna avrebbe ammesso di aver ripetuto quelle condotte anche domenica, lasciando poi il padre nella camera da letto per occuparsi di alcune faccende domestiche. Al ritorno si sarebbe accorta che non respirava più: lo avrebbe liberato, tentando di soccorrerlo, prima di chiamare il 112.
L’arresto e gli accertamenti
Accompagnata in caserma e interrogata dal pubblico ministero di turno, la cinquantaseienne avrebbe confermato la ricostruzione dei fatti, sostenendo però di non aver voluto uccidere il genitore. È stata quindi arrestata e trasferita nel carcere di San Vittore, in attesa dell’udienza di convalida davanti al giudice per le indagini preliminari.
La Procura ha disposto l’esame autoptico per accertare il meccanismo del decesso. Gli approfondimenti dovranno inoltre ricostruire le condotte delle settimane precedenti e le circostanze in cui è avvenuta la morte. La responsabilità penale della donna dovrà essere accertata nel procedimento.

