Il Milan ha definitivamente partorito la sua scelta definitiva. Ad eleggere l’allenatore, sono stati direttamente patron Cardinale e braccio destro Ibrahimovic. Un nome di quelli che per tutte le ultime settimane compariva, sì, ma in fondo alla lista e senza i favori del pronostico. Un nome che due anni fa era tra quelli più grossi e futuribili in circolazione: ecco Ruben Amorim.
Dopo anni di meraviglie allo Sporting, il cavallo rampante scelse la corte d’Old Trafford: ma fallì anche lui, l’ultima vittima del tritacarne Manchester United. La stampa britannica lo bocciò, scaricato dalla Premier, e cercava chiaramente un’opportunità per rilanciarsi. Il Milan ha scelto lui. Ambizione per tanti, scetticismo per altrettanti. Soprattutto in piazza, una tifoseria scottata dagli ultimi anni di delusioni consecutive.
Per il Milan tra l’altro sarà il terzo allenatore portoghese dell’ultimo biennio, dopo Fonseca e Conceicao: incredibile ma vero. Percepirà tre milioni e mezzo netti per due anni più opzione; presenti anche dei bonus legati al raggiungimento dei traguardi del club. Ingaggio decisamente decurtato rispetto a quanto percepiva a Manchester. Ma il Milan era uno dei club dei suoi sogni, istituzione, calcio italiano più affine alle sue attitudini e qualità: insomma, un treno che forse non sarebbe più ripassato. L’accelerazione definitiva nel weekend, domani sarà a Milano. Alla fine, in attesa di definire l’organigramma, a definire l’allenatore sono stati i due protagonisti più discussi di questi tempi a Casa Milan: proprio Ibra e Cardinale, direttamente dall’America.

