Il coinvolgimento di una giovane di San Felice Circeo, Jessica P., ha svelato il legame tra la provincia di Latina e la maxi truffa sui lavoratori stranieri scoperta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce. La donna risulta infatti tra gli indagati della vastissima inchiesta che ha smantellato un’associazione a delinquere specializzata nel creare finte domande di lavoro solo per lucrare sulla pelle dei migranti. Questo fenomeno delle ‘chiamate fantasma’ è purtroppo molto diffuso nel territorio pontino, tanto che proprio in questi giorni il sindacato Cgil sta incontrando decine di lavoratori beffati da queste false richieste di ingresso.
L’intera organizzazione criminale funzionava in modo totalmente opposto rispetto allo spirito della legge sul Decreto Flussi. In questo meccanismo illegale era il lavoratore extracomunitario a dover pagare materialmente il finto datore di lavoro per poter ottenere i documenti necessari ed entrare in Italia. Grazie a questo inganno, centinaia di cittadini provenienti da Pakistan, Bangladesh e India sono riusciti a ottenere il nulla osta e il visto d’ingresso attraverso richieste di assunzione firmate da aziende che, nella realtà, non avevano alcuna vera esigenza lavorativa o non esistevano affatto.
La Procura distrettuale di Lecce ha ricostruito l’intera struttura partendo da alcune denunce iniziali presentate alla Procura di Taranto. Le indagini della Prefettura di Taranto, condotte attraverso verifiche al computer, controlli dei documenti e incroci sui database informatici, hanno scoperto che la rete si avvaleva di promotori, imprenditori compiacenti e intermediari stranieri, spesso chiamati sponsor dagli stessi indagati. Questi intermediari avevano il compito di reclutare i cittadini direttamente nei paesi di origine, raccogliendo i loro documenti e soprattutto il denaro necessario per avviare la pratica.
Il cuore pulsante dell’organizzazione era un centro di assistenza fiscale, un Caf situato a Taranto, da cui partivano materialmente tutte le domande inviate sul Portale ALI, la piattaforma del Ministero dell’Interno dedicata alla gestione di queste procedure. Il giro d’affari era enorme e ogni singola domanda prevedeva una spartizione precisa del denaro pagato dai migranti. Nel dettaglio, cinquemila euro erano destinati al datore di lavoro compiacente che accettava di fare la finta assunzione, mille euro andavano ai promotori principali della truffa e cinquecento euro venivano pagati alle altre figure che facevano da intermediari.
Una volta spedite dal Caf di Taranto, le domande servivano a far entrare i lavoratori che venivano poi smistati un po’ ovunque in tutta Italia. Proprio per questo motivo l’operazione della Dda ha coinvolto indagati residenti in tantissime città diverse, tra cui Taranto, Lecce, Foggia, Matera, Campobasso, Milano, Ragusa, Verona e, come detto, San Felice Circeo, dove i lavoratori truffati si ritrovano ora senza il lavoro promesso e senza i risparmi di una vita.

