Il 6 luglio il gip di Bari ha emesso un’ordinanza che dispone misure cautelari personali nei confronti di 23 persone e misure reali per oltre 60 milioni di euro nei confronti di 79 soggetti. Le indagini riguardano i reati di associazione per delinquere, riciclaggio, autoriciclaggio e violenza privata, aggravati dal metodo mafioso, nonché peculato, bancarotta fraudolenta e vari delitti tributari. Dalla primissima mattina, il provvedimento è in esecuzione da circa 300 finanzieri del comando provinciale di Bari, coadiuvati dal Servizio centrale investigazione criminalità organizzata (SCICO).
Secondo gli inquirenti, i reati sarebbero stati perpetrati attraverso il controllo, diretto o indiretto, di numerose imprese attive nel settore dei dispositivi elettronici di intrattenimento, poi utilizzate per riciclare proventi illeciti. Le complesse indagini coordinate dalla DDA hanno ricostruito che un gruppo societario riconducibile a un noto imprenditore locale, legato a uno storico clan barese, avrebbe instaurato una situazione di fatto monopolistica nel mercato dei giochi e delle scommesse, avvalendosi della propria fama criminale e della compiacenza di altri clan dietro il pagamento di ingenti corrispettivi mensili.
Le attività investigative del G.I.C.O. del Nucleo PEF di Bari, con il supporto dello SCICO, avrebbero accertato che le numerose sale VLT riconducibili al gruppo sono state create mediante il reimpiego di proventi di attività criminose e grazie al coinvolgimento di un professionista compiacente. Sarebbe stata attuata anche una vera e propria compravendita di ticket vincenti per agevolare il riciclaggio di denaro di provenienza illecita.
Una pratica consisteva nell’intestare fittiziamente le vincite a persone compiacenti anziché ai reali vincitori desiderosi di restare anonimi: il soggetto compiacente avrebbe percepito circa il 5% dell’importo della vincita, mentre la sala VLT avrebbe corrisposto al vincitore reale il premio in contanti decurtato di circa il 20%.
Un’altra modalità era la cessione di ticket vincenti a soggetti non giocatori che li acquistavano in contanti: una volta in possesso del ticket, l’acquirente lo inseriva nella VLT e, senza giocare o con poche giocate, otteneva un nuovo ticket “vincente” da incassare in cassa mediante assegno intestato a lui, accompagnato dall’identificazione prevista dalla normativa antiriciclaggio. Anche qui i gestori trattenevano circa il 20% dell’importo del ticket ceduto.
Ancora, per riciclare somme illecite si ricorreva all’intestazione fittizia di ticket vincenti, a soggetti legati a vari clan locali, per giustificare patrimoni di provenienza illecita. Gli inquirenti ipotizzano inoltre che il sodalizio abbia sistematicamente omesso di versare al concessionario la quota degli incassi destinata al pagamento del Prelievo Erariale Unico (PREU), configurando anche ipotesi di peculato, e abbia utilizzato false fatture per drenare i proventi illeciti e reimpiegarli in altre attività.
Nel corso delle indagini è stato anche approfondito un episodio in cui il principale indagato, durante un periodo di detenzione, avrebbe prima minacciato verbalmente e poi fatto aggredire fisicamente un altro detenuto — ritenuto intenzionato a collaborare con la giustizia — tramite cinque pluripregiudicati detenuti nella stessa struttura. Tale condotta avrebbe potuto influire sull’applicazione di misure cautelari patrimoniali nei suoi confronti.
Il gip ha infine disposto il sequestro di 13 sale Videolottery e di 2 sale giochi.

